
Nel cuore di una Romania segnata dalle ombre della Guerra Fredda, la figura di Moses Rosen si stagliò come quella di un abile navigatore in acque agitate.
Rav Moses Rosen (Moinești, 23 luglio 1912 – Bucarest, 6 maggio 1994), figlio di uno stimato rabbino, studiò legge a Bucarest e Vienna, dove frequentò anche il seminario rabbinico, ricevendo l’ordinazione nel 1939. Rosen assunse la guida della comunità ebraica rumena nel 1948, ereditando un fardello pesantissimo dopo l’esilio forzato del suo predecessore Alexandru Șafran, costretto a lasciare il paese con l’instaurazione del regime comunista nel 1947, considerato troppo vicino alla famiglia reale e alle vecchie élite “borghesi”.
In un’epoca in cui l’ateismo di Stato minacciava di cancellare ogni traccia di spiritualità, Rav Rosen non scelse la via dello scontro frontale, ma quella di una diplomazia sottile e pragmatica. Il suo lungo mandato divenne un esercizio quotidiano di equilibrismo: da un lato il dialogo necessario con il regime comunista, dall’altro la missione silenziosa di proteggere l’identità del suo popolo. Grazie a questa strategia, Rosen riuscì nell’impresa quasi impossibile di mantenere accesa la fiamma della cultura ebraica dietro la Cortina di Ferro, trasformando la sua posizione in un ponte verso la libertà. Il risultato più straordinario del suo operato fu l’esodo silenzioso che guidò con pazienza instancabile, permettendo a oltre il novanta per cento degli ebrei rumeni di raggiungere Israele, salvando così non solo una tradizione millenaria, ma il futuro stesso di migliaia di famiglie. Durante il suo mandato – sebbene criticato per la sua vicinanza al regime di Ceaușescu – Rosen creò una rete capillare di istituzioni sociali: case di riposo, mense kosher, assistenza medica. Pubblicò l’unica rivista in ebraico nel mondo comunista e fondò il Museo della storia degli ebrei rumeni nel 1979.
L’eredità di Rosen risiede in questo coraggioso equilibrismo che salvò l’identità ebraica dalla repressione, trasformando il suo mandato in un ponte verso la libertà per migliaia di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto futuro.















