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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Yom Kippur: Il Padreterno non ride

    Di Donato Grosser

    Shlomo Aschkenasy che guida il Kolel del Bostoner rebbe a Gerusalemme, cita di frequente i rebbe chassidici della dinastia polacca di Gur (il kolel è una casa di studio per lo studio avanzato e a tempo pieno del Talmud e della Halakhà, frequentata prevalentemente da uomini sposati). In un commento preparato in occasione di Kippur, egli citò il rebbe Yisrael…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Perdonare non basta: il percorso per ricucire le ferite

    Di Michelle Zarfati

    Con l’arrivo delle festività ebraiche, tornano al centro temi come il perdono, la riconciliazione e la possibilità di ricominciare. Ma proprio i momenti trascorsi in famiglia possono riportare alla luce ferite che sembravano ormai superate. Vecchi conflitti, parole mai dimenticate e risentimenti possono riemergere con una forza sorprendente, anche a distanza di molti anni. A raccontare il complesso rapporto tra…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Haazìnu: La giustizia del decreto divino

    Di Donato Grosser

    Questa parashà contiene il celebre Cantico di Moshè, un solenne inno che celebra la grandezza di Dio e ammonisce il popolo d'Israele. Nel quarto versetto è scritto: “Egli è la Roccia le cui opere sono perfette, perché tutte le Sue vie sono di giustizia, un Dio fedele senza ingiustizia, Egli è giusto e retto” (Devarìm, 32:4). Joseph Beer Soloveitchik (Belarus,…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Rosh Hashanà: Dubbi di fede e teshuvà

    Di Donato Grosser

    Avraham Kroll (Lodz, 1912-1983, Gerusalemme), nella sua opera Bepikudèkha Asìcha (p. 403) scrive che è una cosa naturale fare i conti a fine anno, perché all’inizio dell’anno non ci sono conti da bilanciare. Quando invece si tratta dei conti spirituali, un ragazzo di tredici anni che diventa bar mitzvà il giorno prima di Rosh Hashanà, viene già esaminato dall’Eterno a…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Nitzavìm: La Torà non è in cielo

    Di Donato Grosser

    Alla fine di questa parashà, nel suo discorso di commiato, Moshè esorta i figli d’Israele a ricordare che la teshuvà è alla portata di tutti, con queste parole: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Ayèkka, dove sei?

    Di Clelia Piperno

    La prima domanda che D-o rivolge all’uomo nella Torah è una non domanda. «Ayèkka», «dove sei?» è pronunciata da Chi sa perfettamente dove si trova Adamo, accovacciato tra gli alberi del giardino con una cintura di foglie. D-o conosceva il luogo in cui si trovava, ma decide di parlare con lui. Non un interrogatorio, dunque, ma un’apertura; non un tribunale,…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Ki Tavò: A cosa serve l’esilio?

    Di Donato Grosser

    La tokhachà (ammonimento) contenuta nella parashà di Ki Tavò (Devarìm, 28:15–68) è una lunga sezione della Torà che descrive nel dettaglio le gravi conseguenze e le sofferenze, tra cui carestia, malattie ed esilio, che colpiranno il popolo ebraico qualora dovesse allontanarsi dai comandamenti di Dio. L’esilio viene descritto con queste parole: “Il Signore ti disperderà fra tutti i popoli, da…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Per amor di Dio

    Di Rav Riccardo Di Segni

    “Per amor di Dio”. E' un’espressione che usiamo comunemente in italiano, anche se non ci pensiamo molto sul suo significato. La possiamo usare per esprimere una preghiera o una supplica: “per amor di Dio, fammi questo piacere”, o più spesso: “per amor di Dio, smettila, falla finita”. Ma che c’entra l’amor di Dio?  Probabilmente serve a rafforzare la nostra richiesta…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Ki Tetzè: L’ufficio oggetti smarriti nazionale

    Di Donato Grosser

    Nella parashà viene sottolineato che nell’antica Israele non era necessario un ufficio oggetti smarriti. Tutti erano responsabili per gli oggetti smarriti dagli altri cittadini e dovevano tenere a casa propria gli oggetti trovati che appartenevano al prossimo fino a quando venivano reclamati. Questa mitzvà è presentata nella Torà con queste parole: “Se vedi smarrito un capo di bestiame grosso o…

    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Shofetìm: Sull’obbligo di rivolgersi ai nostri tribunali

    Di Donato Grosser

    La parashà di Shofetìm inizia con le parole: “Nominerai in ogni tua porta giudici e ufficiali giudiziari” (Devarìm, 16:18). In questo versetto viene usata la parola “Porta” perché  i tribunali si riunivano alle porte della città che erano un luogo pubblico dal quale passavano gli abitanti quando uscivano di giorno in giorno per andare al lavoro nei campi. Questa mitzvà…