
Milano dice addio a Sultana (Susy) Razon Veronesi, pediatra, testimone della Shoah e vedova del celebre oncologo Umberto Veronesi. Si è spenta all’età di 94 anni nella città dove era nata nel 1932 e alla quale è rimasta profondamente legata per tutta la vita. La sua storia attraversa alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Figlia di ebrei sefarditi originari della Turchia, arrivati in Italia nel 1930, Sultana Razon visse da bambina le conseguenze delle leggi razziali fasciste. La persecuzione culminò con la deportazione della sua famiglia nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania, uno dei luoghi simbolo dell’orrore nazista dove morì anche Anna Frank.
Sopravvissuta alla prigionia e alla guerra, riuscì a tornare in Italia e a riprendere gli studi, scegliendo di costruire il proprio futuro attraverso la conoscenza e il servizio agli altri. Una scelta che la portò a iscriversi alla Facoltà di Medicina dell’Università di Milano. Furono anni segnati anche da una dolorosa vicenda familiare: la madre si ammalò di tumore e proprio in quel periodo Sultana conobbe un giovane medico promettente, Umberto Veronesi. Da quell’incontro nacque una relazione destinata a durare tutta la sua esistenza. Laureatasi nel 1958, conseguì la specializzazione in Pediatria e dedicò oltre quarant’anni alla cura dei bambini negli ospedali Fatebenefratelli e San Carlo di Milano. Colleghi e pazienti la ricordano come una professionista rigorosa, animata da una profonda sensibilità umana e da una naturale attenzione verso le persone più fragili.
Accanto all’attività medica, Sultana Razon condivise con il marito un lungo percorso familiare e professionale. Dalla loro unione nacquero sei figli, cresciuti in una famiglia nella quale l’impegno civile, la ricerca scientifica e il valore dell’istruzione hanno sempre occupato un posto centrale. Negli anni successivi alla pensione, la dottoressa Razon scelse di trasformare la propria esperienza di sopravvissuta in una missione educativa. Incontri nelle scuole, conferenze, testimonianze pubbliche e dialoghi con gli studenti diventarono parte integrante della sua quotidianità. Con lucidità e discrezione raccontava ai giovani la persecuzione antiebraica, la deportazione e la vita nei campi di concentramento, nella convinzione che la memoria rappresenti uno strumento indispensabile per contrastare l’indifferenza e ogni forma di discriminazione. Per il suo contributo alla medicina e per il costante impegno nella diffusione della memoria della Shoah, nel 2019 il Comune di Milano le conferì l’Ambrogino d’Oro, la più alta benemerenza civica della città. Con la scomparsa di Sultana Razon non se ne va soltanto una stimata pediatra. Milano perde una donna che ha saputo trasformare una tragedia personale e collettiva in una testimonianza di speranza, responsabilità e impegno civile. La sua voce, che per decenni ha raccontato ai più giovani gli orrori della deportazione e il valore della libertà, continuerà a vivere nel ricordo di chi l’ha conosciuta.














