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    Mondo

    Terremoto in Colombia, danni alla sinagoga di Cali. Israele: «Pronti ad aiutare»

    Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito lunedì mattina la Colombia occidentale, provocando vittime, centinaia di feriti e ingenti danni nelle aree maggiormente interessate dal sisma, in particolare a Cali e Pereira. La scossa, registrata intorno alle 7:30 ora locale, ha distrutto o danneggiato abitazioni, scuole e strutture sanitarie. Secondo IsraAID, si tratta del terremoto più forte registrato in Colombia dall’inizio delle rilevazioni, negli anni Venti del secolo scorso. Il sisma ha colpito anche la piccola comunità ebraica di Cali. Non si registrano vittime o feriti tra i suoi membri, ma i danni materiali sono stati significativi: alcune famiglie hanno perso la propria abitazione, mentre la sinagoga ha riportato danni strutturali. Una parete è crollata sul tetto dell’edificio e in alcuni locali sono ceduti i soffitti.
    “Abbiamo sentito il terremoto molto forte e ha causato danni enormi”, ha raccontato Meir Partush, residente a Cali e direttore della Jewish Home, il principale punto di riferimento per la vita ebraica della città. “Nella nostra comunità, alcune famiglie hanno perso la casa. Grazie a Dio, non ci sono stati feriti né perdite di vite umane, ma i danni materiali sono stati enormi”.
    Proprio la Jewish Home, nonostante i danni subiti, è diventata nelle ore successive al terremoto uno dei punti di riferimento per l’assistenza. La struttura offre normalmente servizi religiosi e comunitari, tra cui una sinagoga, cibo kosher e assistenza agli ebrei e agli israeliani che si trovano a Cali. Dopo il sisma, però, la sua funzione si è estesa all’emergenza: i volontari hanno distribuito acqua e cibo, aiutato le persone rimaste senza casa e fornito assistenza anche per le riparazioni. L’aiuto non è stato rivolto soltanto alla comunità ebraica. La Jewish Home ha aperto le proprie porte anche ai residenti non ebrei della zona, mettendo a disposizione le risorse disponibili in una città ancora alle prese con le conseguenze della scossa. “Stiamo fornendo cibo, acqua e assistenza per le riparazioni a chiunque si rivolga a noi, compresi i residenti non ebrei”, ha spiegato Partush. Nelle ore immediatamente successive al terremoto, il personale della struttura si è occupato anche di verificare le condizioni degli israeliani presenti in città. Partush ha contattato ostelli e viaggiatori israeliani per assicurarsi che nessuno fosse rimasto coinvolto nel sisma. Durante la notte, la comunità ha assistito diverse persone rimaste senza un’abitazione.
    La comunità ebraica di Cali è una delle realtà ebraiche consolidate ma più piccole della Colombia. Nel Paese vivono complessivamente tra 4.500 e 5.500 ebrei, circa tre quarti dei quali nella capitale Bogotá.
    Alla risposta locale si è affiancata quella di Israele. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha offerto l’assistenza di Gerusalemme alla Colombia, dichiarando che Israele è pronto a mettere a disposizione aiuti umanitari e squadre di soccorso.
    “Israele è pronto ad aiutare la Colombia in qualsiasi cosa sia necessaria”, ha scritto Sa’ar. “I miei pensieri e le mie preghiere sono rivolti al popolo colombiano in questi momenti difficili”. L’offerta arriva mentre le autorità colombiane sono impegnate nelle operazioni di soccorso e nella valutazione dei danni provocati dal terremoto. Anche Stati Uniti e Unione Europea hanno annunciato il proprio sostegno alle operazioni di emergenza, con Washington impegnata nel monitoraggio della situazione e l’Unione europea che ha messo a disposizione il sistema satellitare Copernicus per supportare le attività di soccorso.
    A mobilitarsi è stata anche IsraAID, organizzazione umanitaria israeliana presente in Colombia da oltre cinque anni. La missione locale dell’organizzazione era già operativa nel Paese e ha potuto quindi avviare immediatamente la risposta all’emergenza. Gli interventi si concentreranno soprattutto sul sostegno psicologico alle persone colpite e sulle necessità urgenti legate all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. IsraAID sta inoltre conducendo valutazioni dei bisogni nelle comunità maggiormente interessate dal terremoto e coordinando le attività con le autorità e le organizzazioni locali.
    “In un’emergenza, agire in tempo può fare la differenza tra la vulnerabilità e la possibilità di ricostruire la speranza”, ha dichiarato Karina García Uribe, direttrice di IsraAID Colombia. “Le comunità non erano preparate ad affrontare un evento di questa portata”.
    Tra le persone coinvolte nel sisma c’erano anche cittadini israeliani in viaggio in Colombia. Fernando Chaim Bisker, in visita nel Paese con la moglie e i due figli, ha raccontato di aver provato una sensazione familiare durante l’emergenza. “Mi ha ricordato Israele, con le sirene e le bombe”, ha raccontato, spiegando di essersi trovato a fare colazione dopo la preghiera mattutina quando la scossa è diventata particolarmente intensa e la famiglia è stata costretta a uscire in strada. Secondo il suo racconto, alcune persone, dopo aver notato la sua kippah, gli hanno gridato “Viva Israel” e gli hanno chiesto di benedirle. Un episodio che, nelle parole di Bisker, ha mostrato un’immagine diversa da quella che spesso emerge quando si parla del rapporto tra Israele e il resto del mondo: «Di solito si pensa che ci sia così tanto odio, ma c’è così tanto amore verso il popolo ebraico».
    La disponibilità di Israele ad assistere la Colombia arriva inoltre in un momento particolarmente significativo nei rapporti bilaterali. Il nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella, entrato in carica nei giorni scorsi, ha impresso una netta svolta alla politica di Bogotá nei confronti di Israele. Il suo governo ha annunciato il riconoscimento della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, rendendo la Colombia il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere formalmente la sovranità israeliana sul territorio. Il governo di Espriella ha motivato la scelta richiamando l’importanza strategica del Golan per la sicurezza israeliana e il diritto di Israele a difendersi dalle minacce esterne.

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