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    Cultura

    Chagall e Sukkòt, a Parigi il mistero di “Jour de fête”

    Il Musée d’Art et d’Histoire du Judaïsme (MAHJ) di Parigi ospita una mostra incentrata su uno dei lavori più emblematici e misteriosi di Marc Chagall: “Jour de fête”, “Giorno di festa”, dipinto nel 1914 a Vitebsk. È un prestito eccezionale dalla Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, che permette al pubblico parigino e internazionale di ammirare da vicino l’opera considerata più significativa del periodo russo dell’artista.

    Marc Chagall, Jour de fête, 1914 © VG Bild-Kunst, Bonn – Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf. Foto: Achim Kukulies, Düsseldorf – ADAGP, Paris, 2026

    Marc Chagall, nato Movsha Shagal nel 1887 a Vitebsk, allora Impero russo, oggi Bielorussia, visse un momento cruciale nel 1914: dopo quattro anni trascorsi a Parigi, dove entrò in contatto con l’avanguardia francese, sviluppò il suo stile personale fatto di lirismo, colori vivaci e onirismo e tornò nella sua città natale per lavorare a una mostra a Berlino. Scoppiò la Prima Guerra Mondiale, le frontiere si chiusero: Chagall rimase bloccato in Russia fino al 1922-23. In quel periodo, a Vitebsk, Chagall produsse una serie di opere intense che documentano la vita ebraica tradizionale in via di trasformazione. “Jour de fête” fa parte di questo corpus, spesso chiamato “serie di Vitebsk”. L’artista sentiva l’urgenza di fissare sulla tela tradizioni, rituali e paesaggi della sua infanzia chassidica, prima che la modernità e gli eventi storici li cancellassero. Come scrisse nella sua autobiografia ‘My Life’, capì che il mondo della sua giovinezza stava scomparendo.

    “Jour de fête” raffigura una scena enigmatica e carica di riferimenti alla Festa delle Capanne, Sukkot. Al centro appare una figura maschile avvolta in un talled, scialle da preghiera, con un oggetto, forse un limone o un cedro, frutto rituale di Sukkot, sul capo o nelle mani. Intorno a lui, elementi sospesi, figure fluttuanti, architetture di Vitebsk e un’atmosfera festosa ma anche malinconica. Lo stile è tipicamente chagalliano: prospettiva ribaltata, gravità sfidata, colori intensi, che fondono realtà e sogno, folklore ebraico e influenze dell’avanguardia parigina. Non è un’illustrazione letterale della festa, ma una visione poetica e personale. L’opera è firmata in basso a destra “1914 Marc Chagall” con firma anche in cirillico, a testimoniare le radici russe. Acquistato direttamente dall’artista nel 1915 dal collezionista russo Jacob Kagan-Chabchay, amico di Chagall che sognava un museo d’arte ebraica a Mosca, il quadro seguì un percorso complesso: rimase a Mosca fino al 1933, poi a Parigi tramite il fratello del collezionista, poi a vari collezionisti e infine, nel 1963, alla Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, dove è conservato tuttora.

    La sua esposizione al MAHJ è un evento raro: un’occasione unica per vederlo fuori dalla Germania.

    La curatrice Pascale Samuel ha concepito l’esposizione non come una retrospettiva tradizionale, ma come un focus su quest’unica opera “enigmatica e maggiore”. Nella Salle du Duc del museo, ‘Jour de fête’ dialoga con la collezione permanente del MAHJ, in particolare con una nuova presentazione legata al tema di Sukkot. Il cuore dell’allestimento è composto da sette contributi audio in francese, con trascrizioni in inglese di figure autorevoli come lo storico Jean Baumgarten, il rabbino e filosofo Marc-Alain Ouaknin e la curatrice Pascale Samuel. Questi interventi esplorano i molteplici strati dell’opera: simbologia ebraica, contesto storico, memoria collettiva, dimensione psicologica e artistica. Offrono chiavi di lettura per decifrare l’enigma chagalliano, che mescola gioia festiva e senso di precarietà.

    Questo dipinto riassume perfettamente l’universo di Chagall: l’infanzia chassidica a Vitebsk, l’amore per Bella, che sposò nel 1915, il confronto con la modernità europea, il senso di esilio e di appartenenza. È un ponte tra tradizione e avanguardia, tra ebraismo e universalità. Come molte sue opere del periodo, trasforma il quotidiano in poesia, il rituale religioso in visione onirica.

    Foto crediti copertina:

    Marc Chagall, Jour de fête, 1914 © VG Bild-Kunst, Bonn – Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf. Photo: Achim Kukulies, Düsseldorf – ADAGP, Paris, 2026

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