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    ROMA EBRAICA

    Pregare all’alba: la Tefilat Hanetz al Bet Yakov di Roma

    Mentre gran parte della città ancora dorme, c’è chi sceglie di iniziare la propria giornata in sinagoga. Al Tempio Bet Yakov di Roma questa tradizione, conosciuta come Tefilat Hanetz, viene portata avanti ogni mattina da un gruppo stabile di partecipanti che si ritrova prima dell’alba per la preghiera.

    “In ebraico Hanetz indica il momento in cui sorge il sole”, spiega Giorgio Calò, responsabile della funzione. “Questo è il primo momento utile in cui si può recitare la preghiera del mattino ed è considerato l’orario ideale.”

    Ad oggi, la Tefilat Hanetz rappresenta una pratica antica, sempre più rara, che nella comunità romana è tornata a vivere grazie a un’iniziativa nata appena un anno e mezzo fa, ma che è già diventata un punto di riferimento per molti.

    “L’idea è partita da Daniel Pavoncello, giovane frequentatore del tempio che, per motivi professionali, non riusciva a partecipare agli orari delle tefillot mattutine settimanali.” Da un bisogno personale è nato così un nuovo minyan che oggi coinvolge lavoratori, studenti, anziani e persino viaggiatori di passaggio.

    Il lunedì e il giovedì, giorni della lettura del Sefer Torah, la tefillà inizia alle 05:45; negli altri giorni verso le 06:00. Nonostante questi orari, il gruppo riesce con regolarità a garantire il minyan. Non tutti vengono per esigenze lavorative, molti sono anche mossi dalla volontà di compiere una mitzvà nei primi momenti della mattina. Dopo la preghiera, infatti, la sinagoga offre anche la possibilità di rimanere a studiare Halakhà o Talmud.

    L’importanza di questa pratica affonda le radici nella tradizione rabbinica. Nel Talmud, nel trattato Berachot, si afferma: “Chi unisce la redenzione alla preghiera non subirà danno per tutto il giorno”, un insegnamento che i commentatori collegano proprio ai vatikin, coloro che recitano la Amidà al sorgere del sole. Inoltre, secondo la tradizione, iniziare ogni giornata con questa tefillà aiuta le persone ad affrontare la settimana con maggiore spiritualità, accrescendo il servizio di Hashem.

    In un’epoca in cui il tempo sembra sempre insufficiente, mantenere viva questa tradizione richiede una reale determinazione. Eppure proprio questa difficoltà sembra essere diventata il motore dell’esperienza del Tempio Bet Yakov, con la speranza che questa iniziativa possa sopravvivere con le prossime generazioni e magari diventare uno stimolo per analoghe tefillot anche in altri templi della comunità ebraica romana.

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