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    Reza Pahlavi: “Vogliamo collaborare con Israele”

    “Israele è un partner strategico importante. Nulla ha a che fare con la propaganda del regime”. È questo il messaggio lanciato da Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, durante la conversazione con il direttore de ‘Il Tempo’, Daniele Capezzone, al Centro Studi Americani, organizzata dall’Istituto Friedman.
    Dal volto che emana tranquillità e allo stesso tempo trasmette sicurezza, Pahlavi ha ribadito l’importanza di rovesciare il regime attuale, “nemico del mondo libero”, come risposta “alle decine di migliaia di persone massacrate a gennaio”. Affinché ciò avvenga, per Pahlavi è essenziale sfruttare l’opportunità della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, poiché il regime “è stato colpito gravemente, ma se resterà in piedi con i Pasdaran al comando sarà ancor più difficile”. Da qui l’appello di “un aiuto esterno e attivo” ai governi europei di intervenire così “da indebolire ancora di più il regime”. La richiesta è la chiusura delle ambasciate iraniane e un sostegno più forte alla diaspora che si è mobilitata in questi mesi. La promessa è di un futuro con un “nuovo Iran che promuoverà la stabilità regionale e non costituirà una minaccia politica ed economica”.
    In questo nuovo scenario di stabilità regionale, Pahlavi ha affermato come l’Iran “collaborerà in pace con tutti i suoi vicini, incluso Israele”, sottolineando il legame biblico che esiste tra l’Iran e lo Stato ebraico. Secondo il leader dell’opposizione iraniana in esilio, c’è un “rapporto fraterno con lo Stato ebraico” che parte dai tempi di Ciro il Grande e arriva fino alla Shoah, quando l’Iran fu l’unico Paese islamico ad accogliere gli ebrei in fuga dall’Europa. Nonostante “la forte propaganda del regime, nemico di questo approccio”, Israele è un “partner strategico importante”.
    In vista del possibile crollo del regime, Pahlavi ha definito il suo ruolo come “leader della transizione” nel processo di transizione democratica che si baserà su “integrità territoriale, separazione della politica e religione e uguaglianza di tutti i cittadini” e che prevederà “un’elezione dell’Assemblea costituente dove si lavorerà a un progetto di monarchia o repubblica costituzionale che sarà approvato con un successivo referendum”. In questo contesto il protagonista sarà il popolo iraniano che “sarà lui a decidere quale strada è la migliore”.

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