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    ISRAELE

    La tregua fra Israele e Libano: premesse e prospettive

    L’annuncio di Trump
    Da mezzanotte di ieri (ora israeliana) e per la durata di dieci giorni almeno, è in vigore un cessate il fuoco in Libano, che dovrebbe servire alla conclusione del negoziato con Israele. Con uno dei suoi soliti colpi di scena, l’ha annunciato il presidente americano Trump nel tardo pomeriggio. Nei giorni precedenti c’era stato a Washington un incontro diretto fra rappresentanti israeliani e libanesi e ancora ieri mattina Netanyahu aveva annunciato di essere disposto a parlare al telefono con il presidente libanese Joseph Aoun, ricevendo però un rifiuto. Il Libano chiedeva che prima dei colloqui ci fosse una sospensione degli attacchi che Israele sta conducendo contro Hezbollah ed è stato appoggiato in questo con successo da Trump. Ancora una volta Israele non ha avuto altra possibilità che accettare la decisione americana. Bisogna aggiungere che la tregua in Libano era anche una delle condizioni poste dall’Iran nel negoziato con gli Usa e che in questa maniera Trump ha posto anche le premesse per la ripresa delle trattative con la Repubblica Islamica.

    Le premesse
    Per comprendere che cosa sta succedendo, è necessario aver presente che Israele non stava attaccando lo Stato del Libano o il suo esercito, tanto meno la forza di interposizione Onu (Unifil), la quale avrebbe il mandato di assicurare che al confine con lo stato ebraico non vi siano forze terroriste (ma non l’ha mai fatto davvero). Il nemico di Israele è Hezbollah, un gruppo terrorista pesantemente armato e finanziato dall’Iran, che aveva già attaccato Israele molte volte e nel ciclo attuale ha iniziato a bombardare Israele senza provocazione dal giorno successivo all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Di conseguenza è stato contrastato prima con l’artiglieria, poi con bombardamenti aerei straordinariamente mirati e con la famosa operazione dei cercapersone, tanto da perdere l’anno scorso tutto il suo vertice militare e politico-religioso e buona parte della sua potenza missilistica, che era superiore a quella di qualunque esercito europeo. Nel novembre 2024 fra Israele e Libano si era concluso un accordo che in cambio del ritiro israeliano al confine imponeva l’allontanamento di Hezbollah dal confine (dietro il fiume Litani, una quindicina di chilometri a nord dalla frontiera) e il suo disarmo; esso però è rimasto lettera morta. Quando si è conclusa la tregua a Gaza, a ottobre 2025, Hezbollah ha sospeso la maggior parte dei suoi lanci di missili, salvo riprenderli intensamente quando è partita l’operazione “Ruggito del Leone” contro l’Iran, il 28 febbraio scorso. Israele allora ha ripreso a sua volta i bombardamenti, li ha estesi in forma ancor più precisa ed efficace dopo la tregua degli Usa con l’Iran, decapitando di nuovo l’ organizzazione terroristica, e ha anche messo in atto un’operazione di terra in modo da allontanare i terroristi dal confine, eliminare tunnel d’attacco e depositi missilistici, in modo da proteggere i cittadini della zona settentrionale del Paese (la Galilea) dagli attacchi di missili e di razzi anticarro.

    Uno Stato senza sovranità
    E’ questa guerra contro il gruppo terrorista satellite dell’Iran che è stata sospesa dalla tregua americana: una guerra in cui Israele non ha nessun interesse se non la protezione del proprio territorio e dei propri cittadini dagli assalti esterni, che è il compito fondamentale di ogni Stato. Israele l’ha intrapresa solo perché l’esercito libanese non è stato in grado o non ha voluto bloccare l’offensiva terrorista dal suo territorio e l’accumulo di armi e truppe che l’ha permessa e continua a minacciare Israele. Quando nell’ultimo periodo, un governo libanese si è impegnato a eliminare le truppe terroriste, l’esercito non ha obbedito e negli ultimi giorni si è parlato anche di un possibile colpo di Stato per impedirlo. Del resto la sovranità libanese è fortemente limitata oggi, non certo da Israele ma dall’Iran. Già il fatto che l’Iran ponga fra le condizioni della trattativa con gli Usa l’incolumità di Hezbollah è molto significativo. Ma negli ultimi giorni c’è stato un episodio molto simbolico. probabilmente unico al mondo. In seguito ai suoi complotti contro il governo, il Libano aveva deciso di dichiarare persona non grata e di espellere l’ambasciatore dell’Iran (lo stesso che due anni fa fu ferito e perse alcune dita nell’esplosione dei cercapersone di Hezbollah, perché aveva addosso lo strumento di comunicazione interno delle truppe di Hezbollah, che non è certo un uso legittimo né normale del ruolo diplomatico). Ma l’ambasciatore ha semplicemente rifiutato di andarsene ed è ancora lì, impegnato non a dialogare col governo legittimo, ma a coordinare l’azione militare di Hezbollah con quella iraniana.

    Le prospettive
    Tutto ciò chiarisce quale potrà essere la sorte della tregua in atto e dell’accordo futuro che ne seguirà (il quale potrebbe essere anche quel trattato di pace che fra Israele e Libano non è mai stato concluso dopo la guerra di indipendenza del 1948-49): o il Libano, magari con l’appoggio americano e la discreta assistenza israeliana, riuscirà a riprendere la propria sovranità e quel monopolio della forza armata che è la condizione di base dell’esistenza di uno Stato e sarà dunque in grado dunque di disarmare e sciogliere le truppe di Hezbollah, oppure questa sarà solo un’altra ripetizione di quella sequenza di accordi a vuoto che ha segnato la storia dei rapporti fra i due paesi negli ultimi decenni. Solo il futuro potrà dirlo. Per il momento le truppe israeliane restano sulle loro posizioni nel Libano meridionale fino al fiume Litani; i villaggi e le città israeliane del nord possono tirare un respiro di sollievo senza allarmi e bombardamenti. Ma Hezbollah sicuramente usa questo tempo come sta facendo l’Iran, per riorganizzarsi e riarmarsi dopo le sconfitte subite.

    photo credit: Reuters

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