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    ROMA EBRAICA

    Yom HaAtzmaut a Roma: festa nel quartiere ebraico

    La festa di Yom HaAtzmaut nel quartiere ebraico di Roma è l’appuntamento che ogni anno unisce la Comunità nell’amore per Israele.
    Dal tardo pomeriggio l’area tra Via Catalana e Via del Portico d’Ottavia si trasforma, gremita di bandiere, stand e persone che, piene di gioia, sventolano bandiere dello Stato ebraico, tra balli e canti.

    Al termine della tefillah al Tempio si sono svolti i saluti istituzionali, presentati da Livio Anticoli.
    In apertura, l’intonazione dell’Hatikvah affidata a Claudio Di Segni, direttore del coro del Tempio Maggiore, insieme a Claudio Di Veroli, seguita dall’Inno d’Italia.

    A seguire, il rabbino capo Rav Riccardo Di Segni ha portato i suoi auguri di chag sameach alla Comunità e ha esortato a prendere parte a questi momenti di serenità.

    Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun, nel suo augurio, ha rimarcato l’importanza di essere riconosciuti in quanto ebrei italiani, facendo riferimento alla critica che troppo spesso viene fatta nei confronti degli ebrei che prendono le parti d’Israele. “Alcuni ci chiedono la dissociazione tra essere ebrei e lo Stato d’Israele come condizione per essere accettati. Noi siamo ebrei italiani, dovremmo essere rispettati per quello che abbiamo dato all’Italia e non abbiamo niente di cui farci perdonare. Difendiamo le ragioni dell’unica democrazia del Medio Oriente. Viva Israele e viva l’Italia!”.

    L’Assessore ai Giovani Davide Tesciuba ha ringraziato tutti coloro che hanno permesso lo svolgimento dell’iniziativa e il Dipartimento Educativo Giovani che ha organizzato l’evento. Tesciuba ha poi commentato: “Il solo fatto di essere insieme stasera è un miracolo che abbiamo il dovere di riconoscere, celebrare e non dare per scontato. Oggi essere ebrei significa avere coraggio di dirlo, difenderlo e viverlo”. L’assessore ha poi aggiunto, facendo riferimento alla guerra in corso in Israele: “Oggi festeggiamo in un contesto che non ci consente di essere del tutto sereni. Ma l’esercito israeliano si chiama Tzva Haganah LeIsrael, un esercito di difesa d’Israele, poiché noi ci stiamo solo difendendo”.

    Amy Bressman della delegazione UJA-Federation of New York ha rimarcato l’importanza dell’unità tra gli ebrei nel mondo.

    La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi ha ricordato che “per gli ebrei italiani l’ottenimento dell’indipendenza d’Israele non è stata solo una notizia ma un impegno. Dopo l’annuncio, il 14 maggio 1948, gli ebrei romani ripassarono sotto l’Arco di Tito, per anni un simbolo di schiavitù”. Ottolenghi ha inoltre riaffermato il contesto difficile nel quale sono avvenuti i festeggiamenti di quest’anno. “Oggi però non sentiamo una gioia completa perché c’è una guerra in corso. Vogliamo essere vicini al nostro popolo e siamo responsabili l’uno per l’altro, con la speranza che questa giornata guardi a un futuro di pace e sicurezza”.

    Si sono poi esibiti i bambini degli Asili Israelitici Elio Toaff, accompagnati dalle morot, che hanno cantato Yom Huledet Sameach augurando un tenero buon compleanno a Israele. Una studentessa della Scuola Media Angelo Sacerdoti si è esibita sulle note di Hurricane di Eden Golan, che la cantante israeliana ha portato all’Eurovision nel 2024 in memoria del 7 ottobre 2023.

    A seguire, lo stand-up dell’attore e regista Fabio Ferrari, che con il suo tono comico ha portato un po’ di leggerezza e strappato un sorriso al pubblico, senza mai trascurare la complessità della situazione attuale, segnata dall’odio in crescita nei confronti del popolo ebraico.

    In chiusura, l’estrazione dei premi della lotteria organizzata dal Dipartimento Educativo Giovani, alla quale hanno partecipato molti membri della comunità, offrendo generosamente premi per adulti e per bambini.

    La festa ha saputo ritagliare una meritata parentesi gioiosa, ricordando anche nel difficile momento che Israele e gli ebrei in tutto il mondo stanno affrontando che il legame con Israele non sarà mai dettato dalla paura e dalla tristezza, ma da un amore concreto e da una responsabilità nei confronti dello Stato ebraico. Un legame che non unisce solo ogni ebreo a Israele, ma rafforza anche il senso di comunità.

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