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    ROMA EBRAICA

    Auguri Morà Alberta! L’abbraccio degli alunni celebra l’insegnamento e la vita

    Una vita trascorsa tra i banchi della scuola ebraica, generazioni di alunni cresciuti sotto il suo sguardo attento e affettuoso, e un legame profondo con il Tempio Maggiore: sabato scorso, in occasione dello Shabbat, il Tempio ha celebrato con grande emozione gli ottant’anni di Morà Alberta Efrati, figura storica dell’educazione ebraica di Roma.

    La festa si è svolta proprio al Tempio Maggiore, luogo simbolico e particolarmente caro alla famiglia della Morà. Il padre di Alberta, Cesare Efrati, fu infatti Parnas, e il rapporto con il Tempio ha sempre rappresentato un punto centrale nella vita della famiglia. A rendere ancora più intenso il momento, la berachà del Rabbino Capo, davanti a parenti, amici, colleghi ed ex alunni arrivati per renderle omaggio.

    Per sessant’anni Morà Alberta ha insegnato nella scuola ebraica, accompagnando intere generazioni nel loro percorso umano e scolastico. Aveva iniziato giovanissima, a soli diciotto anni. La sua carriera, nata come una passione, è diventata poi una missione di vita. Per decenni ha insegnato tutte le materie insieme alla cognata, la Morà Lia, diventando per centinaia di bambini molto più di una semplice insegnante: una guida, una presenza costante, un punto di riferimento umano ed educativo.

    Le testimonianze di chi l’ha conosciuta raccontano meglio di qualsiasi curriculum il segno lasciato da Morà Alberta nel suo insegnamento. “Morà Alberta, prima una collega dalla quale ho imparato tantissimo. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti e dei suoi consigli. Ho cercato negli anni in cui abbiamo lavorato insieme, e anche dopo, di seguire le sue orme. Ora è un’amica, una persona alla quale continuo a volere un bene immenso perché lei c’è sempre”, racconta con affetto Morà Dafna collega e amica.

    Anche Valter Di Castro ricorda non soltanto gli anni delle elementari, ma il rapporto umano nato fuori dalla scuola: “I ricordi legati alla Morà Alberta non si limitano ai cinque anni passati alle elementari. Vivendo nello stesso palazzo ed essendo coetaneo del figlio Amedeo, Rav Spagnoletto, ho avuto modo di frequentare la sua famiglia. Tra le tante qualità della Morà mi piace ricordare il suo modo di gestire la classe e rendere gli allievi uniti anche fuori della scuola”.

    Un legame che, per molti ex studenti, dura ancora oggi. “Una Morà unica che ci ha insegnato i valori della vita ancor prima delle conoscenze scolastiche”, sottolinea Mossy Fadlun. “Infatti, a distanza di quarant’anni, l’intera classe di allora è ancora unita in una chat WhatsApp e i ragazzi di allora siamo rimasti amici tutta la vita”.

    Parole profonde arrivano anche da Giada Di Nepi, che ricorda il senso di protezione e amore ricevuto durante l’infanzia: “Per me la Morà Alberta ha rappresentato davvero tanto. Crescere con lei mi ha fatto sentire sempre accolta, capita e amata. Aveva quel modo di insegnare che ti faceva venire voglia di fare bene, non per paura o per obbligo, ma perché riusciva a trasmettere rispetto, educazione e senso del dovere con dolcezza e naturalezza. Con lei mi sono sempre sentita al sicuro, coccolata e mai giudicata. Penso sinceramente che una parte del modo in cui sono oggi derivi anche da quello che lei mi ha trasmesso da bambina”.

    La celebrazione di sabato scorso non è stata soltanto una festa di compleanno, ma il riconoscimento collettivo di una vita dedicata all’educazione, ai valori e alla Comunità. Anni vissuti tra i banchi, con discrezione, forza e amore, lasciando un’impronta profonda nel cuore di intere generazioni. E forse il regalo più bello per Morà Alberta è stato proprio vedere riuniti, sotto le volte del Tempio Maggiore, i “suoi ragazzi” di ieri e di oggi: adulti, genitori e nonni che continuano ancora a chiamarla semplicemente, con affetto immutato, “la nostra Morà”.

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