
“Non ci sono ancora le prove sufficienti per accusare i leader israeliani di genocidio a Gaza”. Ad affermarlo è il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI), Karim Khan, in un’intervista rilasciata al sito di informazione Zeteo al giornalista Mehdi Hasan.
Nel corso della conversazione, Khan ha spiegato che l’approccio seguito dall’ufficio del procuratore della CPI dell’Aia nelle indagini sui presunti crimini commessi nella Striscia di Gaza deve poggiare su prove solide e verificabili, e non sulla pressione dell’opinione pubblica.
“Ho dovuto assicurarmi che il caso che mettevamo insieme non fosse qualcosa costruito sugli slogan e sugli applausi, con un applauso”, ha dichiarato Khan, ricordando i precedenti insuccessi della Corte nei processi relativi al Kenya. “Il processo dovrebbe essere in grado non solo di permettere l’emissione dei mandati, ma anche la loro conferma”.
Incalzato dal giornalista, che gli ha chiesto: “Stai dicendo che negli ultimi tre anni non ci sono state prove di genocidio a Gaza?”, Khan ha risposto: “Sarebbe un procuratore sconsiderato quello che si muove solo per via della pressione dell’opinione pubblica. Ci si muove sulla base delle prove. Eticamente e legalmente deve essere solido e adeguato allo scopo”.















