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    ISRAELE

    Israele conquista Beaufort, castello simbolo del Libano meridionale

    La riconquista del castello crociato
    La brigata Golani, reparto d’eccellenza dell’esercito israeliano, ha conquistato abbastanza facilmente nella notte tra sabato e domenica la montagna del Libano meridionale sormontata dal castello crociato di Beaufort. È un evento di notevole importanza simbolica e soprattutto strategica. Beaufort era stato conquistato nel 1982 con una difficile battaglia dalla stessa brigata Golani contro i terroristi dell’OLP (oggi sostituiti da Hezbollah) che la usavano come base per gli attentati contro la regione settentrionale di Israele e poi abbandonato nel 2000, nell’ambito del ritiro da Libano ordinato dal primo ministro Barak, con una decisione vissuta dal pubblico israeliano come l’ammissione di una sconfitta o di un’impossibilità di garantire la sicurezza del confine settentrionale dello Stato.

    La dichiarazione di Netanyahu
    L’importanza simbolica di questo ritorno è stata sottolineata da una dichiarazione solenne di Netanyahu: “Ieri sera, i nostri eroici combattenti hanno conquistato il castello di Beaufort. Lì hanno issato con orgoglio la bandiera dello Stato di Israele e la bandiera della Brigata Golani. Vi ricordo che 44 anni fa, questo luogo era il simbolo di un’eroica battaglia combattuta dai nostri combattenti, ma era anche il simbolo di una profonda divisione tra noi. Oggi siamo tornati a Beaufort in modo diverso. Siamo tornati uniti, determinati e più forti che mai. […] La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti. Abbiamo abbattuto la barriera della paura. Stiamo prendendo l’iniziativa, stiamo operando su tutti i fronti: in Siria, a Gaza, in Libano; abbiamo istituito zone di sicurezza oltre i nostri confini per proteggere le nostre comunità”.

    L’importanza strategica
    La ragione dell’importanza politica e simbolica è una posizione strategica che già era stata riconosciuta dai Crociati, che vi realizzarono nel 1139 un grande e potente castello, i cui resti sulla vetta della montagna sono ancora imponenti. Beaufort controlla dall’alto della sponda orografica destra il fiume Litani, nel punto in cui esso, provenendo da nord-est, cioè dalla valle della Bekaa che arriva fino in Siria, attraversa la catena montuosa del Libano e si dirige a ovest verso il Mare Mediterraneo, seguendo un percorso più o meno parallelo al confine fra Israele e Libano, che si trova quindici chilometri più a sud. Questa svolta del fiume, che forma una stretta valle dominata da Beaufort, è il punto in cui il Litani è più vicino al territorio israeliano, in particolare alle cittadine di Metulla e Kiryat Shmona, ma è anche il solo punto di passaggio facilmente transitabile nella catena montuosa che separa il Libano costiero meridionale dalla valle della Bekaa, entrambe dominate da Hezbollah: un passaggio che porta poi fino a Damasco e in prospettiva all’Iran. Prendere il possesso di Beaufort, dunque, con la sottostante città di Nabatieh, significa spezzare in due l’apparato terrorista, impedire i rifornimenti alle unità che bombardano la Galilea con razzi anticarro e i droni diretti con fibra ottica, i quali non possono essere lontani più di dieci chilometri dall’obiettivo, insomma stabilire il controllo sulla regione di confine, anche superando il limite simbolico del fiume Litani.

    L’offensiva israeliana
    Le posizioni strategiche si sono insomma rovesciate, come ha detto Netanyahu: ora Israele è all’offensiva anche sul terreno e non solo dal cielo e può ripulire con tranquillità il territorio dalle basi terroriste, portando a termine il compito che secondo gli accordi internazionali avrebbero dovuto svolgere le forze dell’Onu e l’esercito libanese, ma che esse non hanno saputo o voluto fare. Anche se una tregua fra Usa e Iran bloccasse l’avanzata israeliana, la posizione di Beaufort, insieme a quella non lontana sul versante settentrionale del monte Hermon, è comunque tale da garantire in prospettiva la difesa della Galilea. Nel frattempo, poi, contro la minaccia dei missili a lunga distanza che Hezbollah spara da località libanesi più a nord, Israele ha ripreso l’iniziativa anche con i bombardamenti della città costiera di Tiro e soprattutto del Dahieh, quartiere meridionale sciita di Beirut dove ha sede il centro di comando di Hezbollah. Nonostante il tentativo francese di frenare alle Nazioni Unite l’azione israeliana e la volontà del regime iraniano di salvare il suo più prezioso movimento satellite con il blocco dei combattimenti in Libano, è possibile che questo sia l’inizio della fine per Hezbollah.

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