
A più di due anni dalla morte del capitano Eitan Fish nella Striscia di Gaza, la sua famiglia ha ritrovato un oggetto personale appartenuto al figlio. Si tratta di un borsone militare che, a causa di un errore legato alla somiglianza tra due cognomi, era stato consegnato a un’altra persona. Oggi è tornato alla famiglia Fish come ricordo prezioso del figlio.
Il capitano Eitan Fish, residente a Peduel, prestava servizio come ufficiale del Corpo corazzato nel 53° battaglione della 188ª Brigata corazzata “Barak”. È caduto in combattimento nella Striscia di Gaza il 4 dicembre 2023, all’età di 23 anni.
Un giovane di talento, con una grande passione per il disegno e la musica: così la famiglia lo ricorda ancora oggi. Dopo aver studiato alla yeshiva Bnei Akiva di Karnei Shomron, Eitan ha proseguito gli studi alla Yeshiva Hesder di Yerucham, per poi arruolarsi e prestare servizio nell’IDF. In seguito ha completato l’addestramento da ufficiale ed è diventato comandante. I familiari hanno raccontato la sua straordinaria capacità di unire professionalità, senso di responsabilità e un forte legame personale con i soldati, guidato dai valori con cui era stato educato.
Dopo la sua morte, la famiglia si è adoperata per preservarne la memoria con varie iniziative, tra cui la conservazione come memoriale dei murales che Eitan stesso aveva dipinto nella stanza protetta della famiglia per i suoi nipoti, e la distribuzione di adesivi con le sue opere d’arte agli alunni della prima elementare. Secondo i suoi parenti, più di 15 bambini hanno già ricevuto il suo nome.
Il borsone del capitano Fish è stato ritrovato nei giorni scorsi nella casa di una famiglia che per alcuni anni aveva vissuto negli Stati Uniti. Secondo quanto riferito dai familiari, un abitante di Peduel, di cognome Fisher, si era trasferito con la propria famiglia negli Stati Uniti nell’estate del 2023, affittando la casa mentre si trovava all’estero. Al suo ritorno in Israele, ha trovato in una delle stanze dell’abitazione un borsone militare che non gli apparteneva.
La famiglia ritiene che, dopo la morte di Eitan, il borsone sia stato consegnato per errore all’inquilino, a causa della somiglianza tra i cognomi Fish e Fisher. Per ragioni che rimangono poco chiare, il borsone è stato riposto in una delle stanze ed è stato scoperto solo dopo il ritorno del proprietario in Israele.
Grazie a un conoscente comune, il borsone è stato infine restituito alla famiglia Fish. Prima della consegna, il proprietario della casa ha preparato i genitori di Eitan all’emozione del ritorno degli effetti personali del figlio.
Domenica 2 agosto, il fratello di Eitan ha finalmente consegnato il borsone ai genitori. «È un messaggio dall’aldilà», ha affermato commosso il padre, David Fish, aggiungendo: «È come se ci dicesse: so che non mi avete dimenticato, e sappiate che nemmeno io vi ho dimenticati».
Il padre ha raccontato la forte emozione provata entrando di nuovo in contatto con gli effetti personali del figlio. «Non ho chiuso occhio tutta la notte… È un vero e proprio turbinio di emozioni. Toccare questi oggetti è sconvolgente e fa riaffiorare tutta la sua assenza».
All’interno del borsone c’erano, tra le altre cose, un giubbotto protettivo, un kit da cucito, dei guanti, un ricevitore radio, un taccuino e vari oggetti utilizzati durante gli addestramenti. Non si trattava dello zaino che Eitan portava durante i combattimenti, ma di attrezzature conservate nel corso della sua carriera militare.
«Abbiamo tirato fuori vari sacchetti e oggetti di cui non conosciamo nemmeno lo scopo. Un altro messaggio da parte di Eitan, e forse un altro tassello del puzzle della misteriosa “escape room” che continua a pianificare per noi», hanno affermato i genitori.
Un commovente ritrovamento che ha permesso alla famiglia Fish, a oltre due anni dalla perdita di Eitan, di percepire ancora una volta la sua vicinanza.













