
Due tifosi, due squadre, una città: Gerusalemme. È questo il messaggio del murale inaugurato al Teddy Stadium per ricordare Hersh Goldberg-Polin e Ori Danino, due ragazzi cresciuti nella stessa città e sostenitori di due squadre rivali, che proprio durante la prigionia nelle mani di Hamas hanno costruito un legame diventato oggi simbolo di unità.
A dipingerli insieme è stato Tomer Peretz, artista nato a Gerusalemme, che ha scelto come sfondo lo stadio della città, affollato di tifosi. Nell’immagine Hersh e Ori sono fianco a fianco, sorridenti. Un’immagine ideale, perché entrambi conoscevano bene il mondo del calcio, pur vivendolo da sponde opposte: Ori era tifoso del Beitar Jerusalem, mentre Hersh sosteneva l’Hapoel Jerusalem.
Anche le loro origini raccontavano storie diverse. Ori era cresciuto in una famiglia haredi nel quartiere di Ramot; Hersh proveniva invece da una famiglia religiosa israelo-americana e aveva trascorso la sua infanzia a Talpiot.
Entrambi sono stati rapiti il 7 ottobre 2023, ma in momenti e luoghi diversi, per poi ritrovarsi insieme nella prigionia a Gaza. Le testimonianze di ostaggi successivamente liberati hanno raccontato di un rapporto diventato sempre più stretto nel corso dei 328 giorni di prigionia: si sostenevano, si proteggevano e cercavano di mantenere viva la speranza nonostante le condizioni estreme. Hersh e Ori furono uccisi dai terroristi, insieme ad altri ostaggi, alla fine di agosto 2024.
Alla cerimonia ha preso la parola anche Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, che ha descritto Gerusalemme come una città “bellissima, complessa, diversa, amata, frustrante, dinamica e santa”, dove due squadre possono rappresentare mondi apparentemente inconciliabili. Eppure, ha ricordato, “due ragazzi, uniti nel fuoco”, sono diventati un punto d’incontro per i sostenitori di entrambe.
Da oggi quel ritratto resterà in quel luogo come memoria della loro amicizia e come simbolo di una Gerusalemme unita.
Photo credit: Courtesy Jerusalem Municipality













