
A Gerusalemme si torna a correre. Dopo il rinvio causato dal conflitto con l’Iran, la maratona annuale della città si è svolta venerdì mattina, richiamando circa 40.000 partecipanti e trasformando ancora una volta le strade della capitale israeliana in un simbolo di resistenza civile e normalità ritrovata. Tra i corridori, una presenza ha attirato particolare attenzione: Rom Braslavski, sopravvissuto alla prigionia nelle mani di Hamas, che ha preso parte alla gara di 10 chilometri correndo accanto al sindaco di Gerusalemme, Moshe Lion.
La sua partecipazione ha assunto un forte valore simbolico. In un contesto ancora segnato dalla guerra e dalle tensioni regionali, la figura di un ex ostaggio che torna alla vita pubblica attraverso lo sport rappresenta un messaggio di resilienza e rinascita. L’evento ha comportato significative modifiche alla viabilità cittadina: numerose strade sono state chiuse fin dalle prime ore del mattino per garantire la sicurezza dei partecipanti, mentre disagi al traffico sono stati segnalati anche nelle aree circostanti.
Nonostante le difficoltà legate alla situazione geopolitica, la maratona di Gerusalemme si conferma dunque non solo come evento sportivo, ma anche come momento di coesione collettiva. In un Paese segnato da conflitti recenti, la corsa diventa metafora di continuità: andare avanti, passo dopo passo, anche dopo i traumi più profondi.















