
Si è spento a 101 anni Albrecht Weinberg, uno degli ultimi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti e voce instancabile della memoria della Shoah. A darne notizia sono state le autorità della città di Leer, nel nord della Germania, dove Weinberg viveva dopo essere tornato nel suo Paese natale in età avanzata. Sopravvissuto ad Auschwitz, Dora-Mittelbau, Bergen-Belsen e a tre marce della morte, Weinberg aveva dedicato gli ultimi decenni della sua vita a raccontare agli studenti e alle nuove generazioni gli orrori vissuti durante il regime nazista. La sua testimonianza era diventata un simbolo della necessità di preservare la memoria storica in un’Europa attraversata da nuove tensioni politiche e rigurgiti estremisti.
Nato nel 1925 a Rhauderfehn, vicino a Leer, Weinberg perse gran parte della sua famiglia durante la Shoah. Dopo la guerra emigrò negli Stati Uniti, ma tornò in Germania oltre ottant’anni dopo la nascita, scegliendo di vivere proprio nei luoghi segnati dal trauma della persecuzione. Negli ultimi 14 anni aveva partecipato a centinaia di incontri pubblici, conferenze scolastiche e iniziative civiche dedicate alla memoria della Shoah.
Poche settimane prima della morte aveva celebrato il suo 101° compleanno insieme alla presentazione di un documentario sulla sua vita, dal titolo “Es ist immer in meinem Kopf” (“È sempre nella mia testa”), frase che riassumeva il peso dei ricordi mai dissolti. In una delle sue ultime interviste, Weinberg aveva confessato quanto il passato continuasse a perseguitarlo: “Ci dormo, mi ci sveglio, sudo, ho incubi: questo è il mio presente” aveva raccontato. Parole che restituiscono la profondità di una ferita rimasta aperta fino alla fine
Il sopravvissuto tedesco era stato insignito nel 2017 dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca, onorificenza poi restituita nel 2024 in segno di protesta contro una mozione parlamentare sostenuta anche dall’estrema destra tedesca sul tema migratorio. Un gesto che confermava il suo impegno civile contro ogni forma di discriminazione e radicalismo. Anche l’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor, ha ricordato Weinberg come “un ponte tra passato e presente, tra dolore e speranza”. Un tributo che sintetizza il ruolo svolto da uno degli ultimi testimoni diretti della Shoah in un’epoca in cui la memoria rischia sempre più di trasformarsi in sola pagina di storia.















