Skip to main content

Ultimo numero Marzo – Aprile 2026

Speciale Pesach 5786

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    Cultura

    Visione e ricostruzione: la lezione dimenticata di Odo Cagli — Roma 1956

    “Il vero valore di un’istituzione si misura dalla capacità di superare ogni tempesta restando uniti per il bene comune.”
    (Odo Cagli — discorso di insediamento, 1951)

    C’è una storia che merita di essere raccontata. Una storia di mattoni, di bambini, di coraggio e di futuro.

    Odo Cagli (Chieti, 23 settembre 1888 — Roma, 17 giugno 1965) è stato Presidente della Comunità Ebraica di Roma dal 1951 al 1959, in uno dei periodi più delicati e carichi di speranza per gli ebrei romani. Figlio di Leopoldo e Regina Consolo, si trovò a guidare una comunità ancora segnata dalle ferite della guerra, con risorse scarse e un futuro tutto da costruire. La sua risposta? Puntare sull’unica cosa che non si può togliere a nessuno: l’educazione.
    Fin dal primo giorno, Cagli portò aria nuova. Burocrazia snellita, decisioni più rapide, risorse investite dove servivano davvero, e soprattutto un dialogo aperto con le famiglie, i docenti, le persone. Non un presidente di facciata, ma un presidente in mezzo alla gente.

    Il momento più emozionante? La scuola.

    L’antico edificio della scuola elementare ebraica Vittorio Polacco, sul Lungotevere, raccontava ancora troppo bene gli orrori della guerra. Muri stanchi, strutture pericolanti, un posto che sembrava guardare indietro invece che avanti. Nel 1956, Cagli prese una decisione coraggiosa: abbattere tutto e ricostruire da zero. E lo fece nel modo più bello possibile — con i bambini che cantavano in ebraico attorno al cantiere, trasformando i lavori in una festa della speranza.

    Nel novembre del 1958, la nuova scuola aprì le sue porte: aule luminose, laboratori moderni, spazi pensati per chi studia e chi insegna. Un posto finalmente degno di chi ci entra ogni mattina.
    Quella scuola non era solo un edificio. Era un messaggio chiarissimo: siamo ancora qui, guardiamo avanti, e i nostri figli meritano il meglio.

    Oggi il nome di Odo Cagli non campeggia sui grandi libri di storia, ma vive nei sorrisi di quei bambini, nei loro figli e nipoti. Un esempio di leadership silenziosa e concreta, che ha trasformato una comunità in una famiglia e una scuola in un simbolo di libertà.

    Fonte: Foto e dati anagrafici dall’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”

    CONDIVIDI SU: