
Ogni anno, puntuale come il cambio dell’ora, arriva la “stagione della forma fisica”. Non quella reale, profonda, costruita nel tempo, ma quella urgente, compressa, quasi disperata. Diete drastiche, allenamenti improvvisati, rinunce rigide. Tutto con un obiettivo: “arrivare pronti all’estate”. E già qui qualcosa non torna.
Perché mai dovremmo prepararci a vivere solo per qualche settimana? E soprattutto: perché lo facciamo nel modo più innaturale possibile, costringendoci a mille restrizioni, per poi buttarle nell’immondizia non appena iniziano le vacanze?
Questo schema è diventato quasi una norma sociale: prima ci priviamo, poi esageriamo. Prima controlliamo, poi perdiamo il controllo. Ma è davvero questo “stare bene”?
La verità è che questo approccio non ha nulla a che fare con la salute. È una dinamica emotiva più che fisica. È il risultato di una cultura che ci insegna a vivere per estremi: o sei “in forma” o sei “fuori controllo”. O sei rigido o sei permissivo. Non esiste una via di mezzo.
Eppure è proprio quella via di mezzo che ci manca. Un corpo non è un progetto stagionale. Non è qualcosa da “aggiustare” prima dell’estate. È una realtà viva, che cambia, che ha bisogno di ascolto continuo. Le rinunce forzate creano solo desiderio represso. E il desiderio represso, prima o poi, esplode.
E allora arriva agosto. E con lui, l’illusione opposta: “adesso posso fare quello che voglio”. E si passa dall’eccesso della restrizione all’eccesso del consumo. Non per piacere vero, ma per compensazione. È un ciclo che si ripete ogni anno. E ogni anno lascia dietro di sé la stessa sensazione: fatica, frustrazione, e spesso anche un senso di fallimento.
Ma esiste un’alternativa. Ed è molto meno spettacolare, ma infinitamente più sana. È l’idea di una vita equilibrata. Non perfetta, non rigida, non estrema.
Una vita che tenga conto sia dei bisogni del corpo che dei desideri della mente. Mangiare bene non significa rinunciare a tutto. Allenarsi non significa punirsi.
Concedersi qualcosa non significa “aver fallito”. Significa vivere in modo coerente, ogni giorno. Non solo prima dell’estate.
In questo senso, è sorprendente quanto queste idee siano già presenti in una tradizione antica. Nel suo testo, Mishneh Torah, il Maimonide dedica interi capitoli alla cura del corpo. E lo fa con una chiarezza disarmante. Per lui, la salute non è un obiettivo estetico, ma una condizione necessaria per vivere bene e servire Dio con lucidità. E soprattutto, insiste su un principio fondamentale: l’equilibrio. Non mangiare troppo, ma nemmeno troppo poco. Non essere sedentari, ma nemmeno estremi. Non vivere secondo impulsi, ma nemmeno contro sé stessi. Non esistono “periodi di restrizione” seguiti da “periodi di eccesso”. Esiste una linea continua, fatta di misura, consapevolezza e costanza. È un approccio profondamente moderno, anche se scritto secoli fa. Forse il punto non è arrivare in forma all’estate. Forse il punto è non doverci arrivare “di corsa”. Perché quando smettiamo di vivere per estremi, succede qualcosa di semplice ma rivoluzionario: il corpo smette di essere un nemico da controllare, e torna ad essere uno spazio da abitare. E a quel punto, l’estate non è più una prova da superare. È solo una stagione in cui continuare a vivere bene.
Vi propongo una ricetta dall’aspetto fit e dal gusto intenso. Da mangiare in qualsiasi momento dell’anno.
Torta di mele senza zucchero e senza glutine
Ingredienti (stampo 18cm):
- 1 mela grande (circa 250 g)
- 3 uova L (circa 180 g)
- 375 g di yogurt
- 50 g di maizena
- 1 cucchiaino di cannella (facoltativo)
Procedimento:
Tagliate e frullate completamente la mela fino a ottenere una purea liscia. Aggiungete le uova e frullate fino a ottenere un composto omogeneo. Incorporate lo yogurt e la maizena, mescolando bene per evitare grumi. Aggiungete la cannella e mescolate delicatamente. Versate in uno stampo da 18 cm, rivestito con carta forno o leggermente unto. Cuocete in forno a 170°C per 35–40 minuti.
Illustrazione di Ludovica Anav

















