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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Beha’alotekhà: I versetti che diciamo quando si estrae il Sefer Torà

    Dopo la ‘amidà , nei giorni in cui si estrae il sefer Torà dall’aròn per la lettura, si recitano due versetti che derivano dalla nostra parashà: “Quando l’arca santa si metteva in movimento Moshè diceva: «Levati o Signore, siano dispersi i Tuoi nemici e fuggano davanti alla Tua presenza i Tuoi avversari» (Bemidbàr, 10:35). Quando si riporta il sefer nell’aròn si recita il seguente versetto della nostra parashà: «E quando l’arca si posava, diceva: Torna o Signore, fra le miriadi delle schiere d’Israele»” (Ibid., 56).

    Rashì (Troyes, 1040-1105) nel suo commento scrive: “Levati o Signore”: Poichè (l’arca) li precedeva per una distanza di tre giorni (nella marcia verso Eretz Israel) Moshè diceva: Fermati e aspettaci e non allontanarti ulteriormente. “Siano dispersi i tuoi nemici”: Quelli che sono radunati. “E fuggano i Tuoi avversari”: Costoro sono coloro che odiano Israele, perché tutti coloro che odiano Israele, odiano Colui che ha parlato e (con la Sua parola) il mondo è venuto in esistenza. Questo lo si impara dal versetto (Salmi, 83:3) dove è detto: «Coloro che ti odiano hanno sollevato la testa». E chi sono? «Coloro che tramano astuti disegni contro il tuo popolo»”.

    Samson Raphael Hirsch (Hamburg, 1808-1888, Frankfurt) nel suo commento alla Torà offre una lunga spiegazione a questi due versetti. Egli scrive: Era in relazione all’aròn che Moshè fece questa affermazione. Quando l’arca partiva per la sua prossima destinazione e quando si fermava all’arrivo, Moshè chiedeva a Dio stesso di elevarsi o di ritornare. Per Moshè  i viaggi della Torà erano delle spedizioni di Dio sulla terra. Quando la Torà non trova casa, non vi è posto per la presenza divina. E dove vi è una dimora per la Torà vi è una dimora per la presenza divina.

    Moshè sapeva che i nemici (oyevìm) e gli avversari (mesanìm) erano pronti ad aspettare (e ostacolare) la Torà  immediatamente dopo la sua entrata nel mondo. Le richieste di giustizia ed amore della Torà sono in forte contrasto ai dettami della forza e dell’egoismo, la cui maledizione è sentita particolarmente dai deboli e dai bisognosi. Le persone al potere si uniscono per assicurare la messa in pratica dei loro dettami. Costoro sono i nemici della Torà che congiurano tacitamente per formare una totale barriera alla Torà, per impedire che abbia una dimora sulla terra.

    Le richieste della Torà di autocontrollo e di santificazione morale si oppongono fortemente all’attrazione della volgare sensualità. Pertanto, le persone ignobili di tutte le classi sociali sono non solo nemici ma anche avversari. Non solo la Torà è da essi odiata, ma è da essi perseguitata. (La parola avversari, mesanìm nella forma pie’l indica propaganda di odio per fare nascere odio nei confronti dell’oggetto).

    Con tutto ciò Moshè sapeva che alla fine la Torà avrebbe prevalso. Perché i viaggi della Torà sono spedizioni di Dio nella società e nei cuori degli esseri umani. E poichè i nemici e gli avversari della Torà sono nemici ed avversari del regno di Dio sulla terra, questo è il preciso motivo per cui Moshè fece questa affermazione. Quando l’arca della Torà si era messa in viaggio, Moshè aveva fiducia che la Torà avrebbe compiuto il suo corso sulla terra, e quando la Torà sarebbe intervenuta nel mondo, la coalizione dei nemici si sarebbe dispersa e gli odiati avversari si sarebbero dileguati nel panico.

    E quando l’arca della Torà veniva alla sua dimora, Moshè vedeva che sarebbe venuto il giorno in cui la Torà non sarà in opposizione alla società, ma verrà presa in sposa dagli individui e dall’umanità in generale. Tutti gli esseri umani diverranno dei portatori della Torà in tutte le loro imprese. Poi verrà il giorno nel quale le migliaia d’Israele diventeranno miriadi e in quel giorno uno degli ultimi profeti, successore di Moshè, dirà: “Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te … “ (Zekharià, 2:15).

    Rav Hrsch conclude dicendo: Se il nostro approccio non è errato, questi due versetti incapsulano la storia d’Israele e dell’umanità, una stora che iniziò con la missione divina di Moshè. Pertanto è appropriata l’affermazione di alcuni Maestri (nel trattato talmudico Shabbàt, 115b e 116a), che sostengono che questi due versetti costituiscono un libro a sè.

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