
Nel cuore di Monaco di Baviera, tra la sinagoga Ohel Jakob e il centro della comunità ebraica, il Jüdisches Museum München ospita una delle mostre più intense e politicamente significative della stagione culturale europea: “Yalla. Incontri arabo ebraici”.
“Yalla” è una parola araba diffusissima che significa “andiamo”, “forza”, “muoviamoci”. Nella mostra diventa un invito ad attraversare secoli di relazioni tra mondo arabo ed ebraico, andando oltre l’attualità.
L’esposizione nasce da una collaborazione tra il museo di Monaco e il Jüdisches Museum Hohenems, dove il progetto era stato presentato nel 2024. La mostra parte da una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: perché oggi è così difficile pensare “arabo” ed “ebraico” insieme, nonostante secoli di convivenza, contaminazioni culturali e lingue condivise? Con l’obiettivo di rispondere al quesito i curatori ricostruiscono la lunga storia delle comunità ebraiche del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’antica al-Andalus. Non una narrazione idealizzata ma un percorso che evidenzia sia la convivenza e lo scambio culturale sia le discriminazioni, le espulsioni e le violenze. L’approfondimento del XX secolo propone la nascita dello Stato d’Israele nel 1948, le guerre arabo-israeliane e le migrazioni forzate degli ebrei dai Paesi arabi che hanno spezzato mondi culturali che per secoli erano rimasti intrecciati.

La mostra mette in evidenza anche la storia dei Mizrahi, gli ebrei provenienti da mondi culturali arabi e mediorientali, talvolta marginalizzati nella società israeliana del dopoguerra. Proprio da questa esperienza nasce una nuova riflessione sull’identità arabo-ebraica di oggi, sul dialogo tra storia e arte contemporanea.
Sette artisti e artiste con radici familiari nel mondo arabo affrontano temi come: l’esilio, la perdita della lingua madre, la memoria domestica, la musica araba ed ebraica, il rapporto tra religione e identità, il trauma della migrazione, la nostalgia di mondi culturali scomparsi. Tra gli artisti presenti figurano Joseph Sassoon Semah, Mona Yahia, Tamir Zadok, Dor Zlekha Levy, Dana Flora Levy, Hori Izhaki ed Eliyahu Fatal.
Le opere spaziano da installazioni sonore a video, fotografie, tessuti, calligrafia e architettura simbolica; la mostra crea così uno “spazio di risonanza”, come lo definiscono i curatori, dove identità multiple e contraddittorie possono coesistere.
La scelta di Monaco non è casuale. Il museo ebraico della città, inaugurato nel 2007 all’interno del nuovo centro ebraico di Sankt-Jakobs-Platz, è stato concepito come luogo di dialogo pubblico sulla storia ebraica tedesca ed europea. L’architettura minimalista del complesso, progettata dallo studio Wandel Hoefer Lorch, riflette proprio questa tensione tra memoria, assenza e rinascita. Le esposizioni permanenti raccontano la storia degli ebrei di Monaco attraverso testimonianze, fotografie e installazioni multimediali.

Con “Yalla”, il museo amplia lo sguardo oltre l’Europa centrale, mostrando come la storia ebraica sia anche profondamente mediterranea, araba e diasporica. “Yalla” propone qualcosa di raro: la possibilità di pensare identità intrecciate invece che separate. La mostra non cerca soluzioni semplici né propone una nostalgia ingenua del passato, ricorda invece che le culture non sono mai state blocchi monolitici: lingue, cibi, musiche e tradizioni si sono sempre contaminate.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte dell’esposizione: la memoria può diventare uno spazio divisivo, ma anche uno spazio di incontro.
Foto creditd: Jüdisches Museum München













