
Una vita segnata da ciò che è giusto. È scomparsa a 84 anni Renata Conforty Orvieto, figura fondamentale per il riconoscimento di Giovanni Palatucci come “Giusto tra le Nazioni” e che ha dedicato parte della sua vita all’istruzione e al sostegno dei giovani ebrei nelle difficoltà del dopoguerra.
Nata il 10 giugno 1942 a Fiume da genitori jugoslavi che avevano trovato rifugio nella città all’indomani dell’inizio della Seconda guerra mondiale, la sua famiglia riuscì a salvarsi grazie a una rete di contatti e all’intervento dell’ufficiale italiano Antonio Bertone, che organizzò il trasferimento e favorì l’incontro con il funzionario di polizia Giovanni Palatucci. Quest’ultimo fornì all’intera famiglia documenti falsi e un primo rifugio presso la Questura di Fiume, permettendo loro di restare in città per circa un anno e mezzo, periodo durante il quale nacque proprio Renata.
Tuttavia, dopo l’armistizio e l’avvio della caccia agli ebrei, per Bertone non era più sicuro che la famiglia restasse a Fiume. Li accompagnò quindi attraverso l’Emilia-Romagna e il Piemonte fino ad arrivare, alla fine della guerra, a Milano, dove Renata crebbe.
Negli anni Novanta, proprio Renata sarebbe diventata la testimone cardine per il riconoscimento di Palatucci come Giusto tra le Nazioni. Casualmente durante una conversazione con un ispettore di polizia venne a sapere che si stava raccogliendo prove e testimonianze per documentare l’attività di Palatucci per la conferma dell’onorificenza di “Giusto tra le Nazioni”. Renata fornì allora la propria testimonianza e tutta la documentazione in suo possesso, contribuendo in maniera determinante al riconoscimento di Palatucci come Giusto tra le Nazioni.
Inoltre, la sua deposizione risultò essenziale anche per il riconoscimento di Antonio Bertone come “Giusto tra le Nazioni”.
Una volta terminato il liceo, Renata decise di studiare in Israele per formarsi come assistente sociale presso la Hebrew University Givat Ram a Gerusalemme. Tornata da Israele, conobbe e sposò Natan Orvieto e si trasferì a Roma, dove diede alla luce Shulamith e Joram.
Formata come assistente sociale, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta operò presso il centro psicopedagogico della Scuola Ebraica di Roma, occupandosi di ragazzi con difficoltà e delle loro situazioni familiari, in un momento importante per la Comunità Ebraica romana, segnato sia dalle conseguenze del dopoguerra sia dall’arrivo nella capitale degli ebrei provenienti dalla Libia.
Forte dell’esperienza maturata durante gli studi in Israele, Renata si batté per inserire i bambini con difficoltà che seguiva in un modello educativo inclusivo. Era infatti contraria al metodo ricorrente: la separazione degli studenti in base al livello di apprendimento, mentre era favorevole, alla collaborazione tra pari, convinta che i ragazzi potessero aiutarsi reciprocamente e crescere insieme attraverso il confronto e il sostegno reciproco.














