
Israele conferma un sostanziale dinamismo nello scenario globale nonostante alcune tensioni. Lo dimostra il viaggio di questi giorni del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar in America Latina: la sua missione in Ecuador e Colombia non è soltanto una visita bilaterale, ma si inserisce in una strategia più ampia per rafforzare i rapporti con la regione.
Lo scorso febbraio, durante un incontro diplomatico a Washington con rappresentanti degli Stati Uniti e ministri latinoamericani, Sa’ar aveva indicato il 2026 come l’anno in cui la diplomazia israeliana avrebbe concentrato particolare attenzione sull’America Latina, valorizzando le opportunità di cooperazione economica, innovazione e partnership strategiche.
La prima tappa del viaggio è l’Ecuador, dove la visita di Sa’ar ha assunto un valore storico: si tratta della prima missione di un ministro degli Esteri israeliano nel Paese da 44 anni. A Quito, il capo della diplomazia israeliana ha incontrato le autorità ecuadoriane. Dopo il suo intervento all’Assemblea nazionale ecuadoriana, Sa’ar ha sintetizzato così il senso della visita: “Israele ed Ecuador affrontano sfide comuni. Approfondendo la cooperazione nell’antiterrorismo, nell’innovazione, nell’agricoltura e nel commercio, rafforziamo la partnership tra i nostri Paesi a beneficio di entrambi i popoli”.
Negli ultimi mesi Ecuador e Israele avevano lavorato al rafforzamento della cooperazione bilaterale. La Cancelleria ecuadoriana aveva annunciato un programma di cooperazione con Israele per il biennio 2026-2027, orientato a promuovere iniziative comuni in settori strategici come educazione, scienza, cultura e sport. Un precedente rapporto istituzionale ecuadoriano sulla visita del presidente Daniel Noboa in Israele aveva inoltre richiamato incontri con il presidente Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e lo stesso Sa’ar, oltre alla cooperazione con MASHAV, l’Agenzia israeliana per la cooperazione internazionale allo sviluppo.
Ma è soprattutto la tappa colombiana di venerdì a dare al viaggio un forte significato politico. Sa’ar rappresenterà Israele all’insediamento del nuovo presidente Abelardo de la Espriella, considerato vicino a Gerusalemme e intenzionato a cambiare radicalmente rotta rispetto alla linea del predecessore Gustavo Petro. La Colombia, infatti, non è un Paese qualunque nella storia dei rapporti tra Israele e America Latina: per molti anni Bogotá è stata uno degli interlocutori più solidi dello Stato ebraico nella regione, in particolare durante la presidenza di Álvaro Uribe e poi negli anni successivi, quando la cooperazione si è sviluppata sui terreni della sicurezza, della difesa, dell’economia e della vicinanza strategica agli Stati Uniti.
A certificare la profondità di quel rapporto era stato anche il trattato di libero commercio tra Colombia e Israele, firmato a Gerusalemme e poi entrato in vigore l’11 agosto 2020.
Proprio per questo, la rottura impressa negli ultimi anni dal governo Petro ha rappresentato uno strappo significativo. Nell’ottobre 2025, la Presidenza colombiana aveva annunciato l’uscita immediata della delegazione diplomatica israeliana dal Paese e la conclusione del trattato di libero commercio con Israele.
La presenza di Sa’ar all’insediamento di de la Espriella diventa dunque il simbolo di una ricucitura. Secondo quanto emerge da fonti israeliane, Sa’ar e il futuro ministro degli Esteri colombiano Omar Bula Escobar avrebbero già concordato il ripristino delle relazioni diplomatiche ed economiche, dopo il congelamento seguito alla guerra a Gaza. Tra gli impegni annunciati dal nuovo corso colombiano ci sono anche il trasferimento dell’ambasciata colombiana a Gerusalemme e la rimozione dell’obbligo reciproco di visto.
Il viaggio di Sa’ar rientra quindi una dinamica più ampia, relativa all’apertura di nuovi spazi diplomatici e a collaborazioni su sicurezza, innovazione, agricoltura, tecnologia e sviluppo.
Foto: Gideon Sa’ar all’apertura del Centro di Innovazione e Imprenditorialità dell’Ecuador a Gerusalemme.













