
Nonostante le molteplici difficoltà della guerra, gli ebrei parteciparono da subito alla vita istituzionale del Paese: è quanto emerso dall’evento “Dalla Costituente alla Costituzione. Il contributo ebraico”, organizzato dal Centro di Cultura Ebraica al Museo Ebraico di Roma.
L’incontro è stato aperto dal Vicepresidente Vicario della Comunità Ebraica di Roma, Alessandro Luzon, che ha evidenziato come alcuni principi ebraici si trovino all’interno della Costituzione: «Spesso si dimentica di citare il contributo degli ebrei italiani. La Costituzione è una carta laica. Tuttavia alcuni dei principi ebraici si trovano al suo interno, come il principio dell’uguaglianza, dell’amministrazione e della giustizia».
Secondo il direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità Ebraica di Roma, Claudio Procaccia, che ha moderato l’incontro, il 1938 «uccise un mondo: la presenza ebraica che vi era in ogni parte della società. Tuttavia la CER è riuscita ad andare avanti», con un approccio resiliente che ha permesso anche di offrire un contributo rilevante nella ricostruzione del Paese fino ad arrivare alla Costituzione.
Il professor Valerio Di Porto, consigliere parlamentare alla Camera dei Deputati per quasi trent’anni e membro del Centro di Studi sul Parlamento della Luiss Guido Carli, ha sottolineato il contributo ebraico alla Consulta e alla Costituente dopo le estreme difficoltà della guerra. «Nell’Assemblea Costituente ci furono 11 deputati ebrei, due dei quali donne. Cinque erano comunisti, tre socialisti riformisti, due autonomisti e uno repubblicano».
Nonostante le diverse appartenenze partitiche, lo storico Manuele Gianfrancesco ha osservato come in molti deputati ebrei fosse influente la loro identità ebraica, anche in quei partiti dove la religione veniva meno. Come nel caso di Umberto Terracini del PCI, che intervenne più volte in favore degli ebrei perseguitati in Unione Sovietica, creando anche qualche tensione con i vertici del Partito.
Altro tema rilevante venuto alla luce è la partecipazione alla politica degli ebrei italiani oggi. Per la presidente della Fondazione Rut Clelia Piperno è necessaria una «proposta di lista azzurra, colore del Maghen David, in ogni partito, perché gli ebrei italiani non vogliono emigrare per l’antisemitismo di questi anni, ma vogliono impegnarsi nel contrasto dell’antisemitismo».
L’evento si è avviato verso la conclusione con la lettura di alcune sentenze della Corte Costituzionale da parte del vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Giulio Prosperetti, che ha riportato alcuni casi in cui erano presenti controversie sulla religione, dimostrando come l’ebraismo sia stato parte attiva della storia repubblicana.
L’iniziativa ha così messo in luce come il contributo degli ebrei italiani alla nascita della Repubblica non rappresenti soltanto una pagina di storia, ma un patrimonio civile e culturale che continua a interrogare il presente.














