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    ROMA EBRAICA

    Addio a Rav Enzo Di Castro: una guida silenziosa della Comunità ebraica romana

    La Comunità ebraica romana piange la scomparsa di Rav Enzo Di Castro z”l, figura discreta ma centrale, guida costante e punto di riferimento umano e spirituale per generazioni. Per lunghi anni al fianco di Rav Elio Toaff z”l e, successivamente, accanto a Rav Riccardo Di Segni, Rav Di Castro ha incarnato un modello di leadership silenziosa, fatta di presenza quotidiana, ascolto e dedizione. “È sempre stata una figura mite – ha ricordato il presidente Victor Fadlun – una presenza che ha guidato la nostra Keillah con costanza”. Un ricordo ancora vivo è quello dello scorso anno, quando accompagnò la Comunità alle Fosse Ardeatine per la cerimonia di Izkhor: “Ci salutò con i soliti modi gentili che lo contraddistinguevano”.

    La sua storia personale, segnata sin dall’inizio da prove difficili, rende ancora più significativa la sua traiettoria. Figlio di deportati, cresciuto senza il padre, Rav Di Castro seppe costruire il proprio percorso con determinazione e dignità, diventando negli anni insegnante, collaboratore dell’ufficio rabbinico e figura amata del Tempio di via Balbo, dove fu anche chazan e punto di riferimento spirituale. Rav Alberto Funaro ne sottolinea la cifra più autentica: “È stata una persona caratterizzata dall’umiltà. Per questo sono felice di parlarne qui: difficilmente è apparso su un organo di comunicazione ebraica. Nonostante le difficoltà iniziali, è stato capace di farsi strada nella comunità. Fu insegnante e collaboratore di Rav Toaff e manigh del Tempio di via Balbo, dove era profondamente amato. Ricordo che, pur provenendo da condizioni economiche difficili, sostenne con me gli esami per diventare rabbino maggiore: per lui fu un grande riscatto sociale – ha detto a Shalom rav Funaro – È sempre stato una persona umile e riservata. Amava i bambini: quando li incontrava, ci giocava per ore. In molti di noi ha lasciato un ricordo indelebile. Io l’ho considerato per tutta la vita un fratello maggiore, e lui mi ha sempre considerato un fratello minore. Con la sua scomparsa diciamo addio a uno degli ultimi rabbanim romani capaci di stare in mezzo al popolo, amando profondamente la propria Comunità”.

    Un legame profondo, personale e familiare emerge anche dalle parole di Claudio Procaccia, direttore del Dipartimento beni e attività culturali della CER: “Ho avuto modo di interagire con il Morè a vario titolo. L’ho conosciuto inizialmente all’Oratorio di Castro, e per tanti anni ho potuto apprezzarlo in quella veste. Ma il ruolo più importante, sul piano personale, l’ha avuto quando è stato molto vicino a mia moglie durante il suo percorso di conversione all’ebraismo. In quel momento ho imparato a conoscerlo più da vicino, a conoscere la sua splendida famiglia e a entrare in un rapporto di amicizia con loro. Questo incontro ha rappresentato uno degli aspetti chiave della mia esistenza. La sua grande umanità è la cifra principale che ricordo, oltre alla sua competenza e alla conoscenza che hanno reso possibile quel percorso. Per me è stato anche un modo per entrare più profondamente nella vita ebraica: un passaggio estremamente significativo”. Con la scomparsa di Rav Enzo Di Castro si chiude un capitolo importante dell’ebraismo romano, fatto di maestri capaci di coniugare tradizione e vicinanza autentica alle persone.

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