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    ISRAELE

    Boom di nascite nelle comunità israeliane al confine con Gaza

    Nelle comunità israeliane al confine con Gaza, devastate dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la vita prova a riprendersi il proprio spazio. Tra case ancora da ricostruire, famiglie rientrate da pochi mesi e cicatrici ancora aperte, un dato racconta più di ogni altro la volontà di ricominciare: decine di nuovi bambini sono nati nell’ultimo anno.
    A Shlomit, piccolo centro abitato nel sud di Israele vicino al confine con la Striscia di Gaza e a pochi chilometri dall’Egitto, nel 2025 sono nati 20 bambini in una comunità di appena 600 residenti. Un numero simbolico che, durante le celebrazioni di Shavuot, è stato vissuto dagli abitanti come una vera “vittoria della vita”. Tra le famiglie trasferitesi recentemente c’è quella di Oshrit e Nissim Amar. La coppia aveva acquistato un terreno nel 2023 con l’intenzione di costruire la propria casa subito dopo la festività di Simchat Torah. Poi è arrivato il 7 ottobre.
    “Amici e parenti cercavano di convincerci a rinunciare – racconta Oshrit a Ynet – Dicevano che eravamo pazzi. Certo, la paura c’era, ma proprio dopo l’attacco abbiamo sentito ancora più forte il desiderio di vivere qui”. Il loro quinto figlio, Ari, è nato il 25 marzo 2026. Per la famiglia Amar, mettere al mondo un bambino in una zona diventata simbolo del conflitto rappresenta un atto di resistenza civile oltre che personale.
    Anche altre comunità della cosiddetta “Gaza Envelope” registrano segnali di ripresa demografica. Nel 2025 sono nati complessivamente 107 bambini nei piccoli centri dell’area di confine. La comunità di Be’eri, una delle più colpite durante l’attacco di Hamas e non ancora completamente rientrata nelle proprie abitazioni, ha accolto 18 nuovi nati, mentre Kfar Aza ne ha registrati 11. Secondo la Direzione Tkuma, l’ente incaricato della ricostruzione delle aree colpite, circa il 93% dei residenti è tornato a vivere nella regione.
    Parallelamente, anche nuove famiglie immigrate in Israele stanno contribuendo al ripopolamento delle aree agricole del Paese. Nella Valle di Jezreel, decine di nuovi immigrati hanno celebrato il loro primo Shavuot imparando le tradizioni agricole locali e partecipando alle feste della comunità. In un territorio ancora segnato dalla guerra, la crescita delle nascite viene letta dagli abitanti come un messaggio preciso: nonostante il trauma e l’incertezza, la volontà di restare e ricostruire continua a prevalere.

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