
«La missione della scuola deve rimanere quella di formare il pensiero critico degli studenti, non di orientarli verso una determinata visione ideologica». Lo ha dichiarato Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, intervenendo sulla vicenda che ha coinvolto un docente del Liceo Francesco Vivona di Roma, al centro di un acceso dibattito dopo un messaggio inviato ai propri ex studenti sul conflitto in Medio Oriente.
Secondo Ottolenghi, la questione «solleva un tema che va ben oltre il singolo episodio: il ruolo della scuola e la responsabilità educativa di chi vi insegna». In particolare, desta preoccupazione il ricorso a un linguaggio che richiama sistematicamente il nazismo per interpretare vicende dell’attualità politica.
L’impiego di espressioni come «carnefici» e «collaborazionisti», insieme a immagini fortemente evocative e alla citazione dei «miti carnefici» di Montale, originariamente riferita al contesto storico del totalitarismo nazista, rischia infatti di produrre un’indebita sovrapposizione tra eventi storici non assimilabili.
L’UCEI, che segue con grande attenzione la vicenda, ribadisce l’importanza del pluralismo, del confronto tra posizioni diverse e della responsabilità educativa che deve guidare ogni attività formativa, affinché la scuola resti un luogo di conoscenza, libertà e rispetto.
In questo contesto, sottolinea ancora l’Unione, è fondamentale promuovere un linguaggio equilibrato e rispettoso, capace di favorire nei giovani il rispetto delle persone, anche quando esprimono opinioni diverse, e delle istituzioni democratiche, contribuendo così a un confronto civile e costruttivo.














