
Il testo dello Shema’ che recitiamo ogni giorno appare in questa parashà. Lo scopo del primo versetto dello Shema’ è di inculcare in noi il principio che Dio è uno (che non vi è nessun altro al di fuori di Lui) ed unico (di unicità indivisibile).
Per spiegare il motivo per cui nel versetto è scritto: “Ascolta Israele, l’Eterno tuo Dio, l’Eterno è uno” (Devarìm, 6:4) , in cui la parola “Eterno” appare due volte, Rashì (Troyes, 1040-1105) scrive: “L’Eterno che ora è nostro Dio e non Dio delle nazioni, nel futuro sarà il Dio unico, come è detto (Tzefanià, 3:9): «Allora io trasformerò le labbra dei popoli in labbra pure, affinché tutti invochino il nome del Signore». Ed è anche detto (Zekharià, 14:8) «In quel giorno il Signore sarà unico e unico il suo nome»”. Rashì spiega quindi che il primo versetto è una preghiera per il futuro.
Nel secondo versetto dello Shema’ è scritto: “E amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Di nuovo è Rashì che viene in aiuto a chi studia la Torà e così spiega perché è scritto “e amerai”: “Osserva i suoi comandamenti per amore; non si può paragonare chi agisce per amore a colui che agisce per timore. Colui che serve il proprio padrone per paura, quando questi lo sovraccarica, lo abbandona e se ne va”.
La questione che si pone è cosa significhi “amare il Signore”. R. Joseph Pacifici (Firenze, 1928-2021, Modi’in Illit) in Hearòt ve-He’aròt (p.207) si chiede: “Come si fa a comandare ad amare? Chi ama, ama; e chi non ama, non ama. Bisogna quindi spiegare che qui si comanda di analizzare la benevolenza e i miracoli del Signore fino a quando si arriva all’amore del Signore”.
In questa spiegazione si intravede un riassunto di quello che scrive il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Mishnè Torà (Sefer ha-Mada’, cap 2): “Qual è la via per giungere all’amore e al timore di Lui? Quando una persona contempla le Sue opere e le Sue creazioni, meravigliose e grandiose, e comprende la Sua sapienza infinita, che non ammette paragoni, subito Lo amerà, loderà e glorificherà, anelando con immenso desiderio di conoscere il grande nome di Dio, come disse Davide: «L’anima mia ha sete del Signore, del Dio vivente»” [Salmi 42:3].
Vi sono altre spiegazioni. R. Isaiah Wohlgemuth (Kitzingen, 1915-2008, Elizabeth) in Beurei HaTefillah (p.109) si chiede: “Qual’è la definizione di amore?” e risponde: “Quando diciamo che i genitori amano i figli, o il marito ama la moglie, intendiamo dire che sono disposti a fare per loro dei sacrifici. In modo simile nel recitare lo Shema’ ci viene chiesto di fare dei sacrifici per il Signore. Talvolta si tratta di piccoli sacrifici come non mangiare cibi che non sono casher. Altre volte si tratta di sacrifici più grandi come rinunciare a un impiego più remunerativo per poter osservare lo Shabbàt”.
I Maestri nel Talmud (trattato Yomà, 86a) nell’espandere il significato del versetto, basandosi sul principio che “la Torà ha settanta facce”, dissero: “Abayé citò una barayta in cui si afferma: «E amerai il Signore tuo Dio» (Devarìm, 6:5), il che significa che devi rendere amato il Nome del Cielo. Come si deve agire a tal fine? Bisogna studiare la Torà e la Mishnà, seguire i sapienti della Torà ed essere gentili con le persone nelle transazioni commerciali. Cosa dice la gente di una tale persona? Beato il padre che gli ha insegnato la Torà, beato il maestro che gli ha insegnato la Torà; guai a coloro che non hanno studiato la Torà. Guardate come sono piacevoli i comportamenti di Tizio che ha studiato Torà e come sono corrette le sue azioni. Il versetto afferma riguardo a lui e a chi è come lui: “Tu sei il Mio servo, Israele, in cui Mi glorificherò” (Isaia, 49:3).














