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    Cultura

    Corona di polpettone ripieno

    Ci sono giorni in cui essere felici viene naturale e altri in cui sembra quasi un lavoro. Forse è proprio per questo che mi ha sempre colpito uno degli aspetti più profondi dell’ebraismo: la gioia non è soltanto qualcosa che speriamo di provare, a volte è qualcosa che ci viene chiesto. “Vesamachta bechaghecha”, gioirai nella tua festa. Non dice: gioirai se tutto andrà bene, se sarai sereno, se non avrai problemi o preoccupazioni. Dice semplicemente: gioirai.

    A Simchat Torah questa idea diventa ancora più forte. Dopo l’introspezione di Elul, il giudizio di Rosh Hashanà, la solennità di Yom Kippur e la fragilità della sukkà, arriviamo a una festa nella quale prendiamo la Torah tra le braccia e balliamo. Ma come si può comandare un sentimento? Forse perché essere felici non significa necessariamente non essere tristi. La gioia e l’assenza di dolore non sono la stessa cosa. Possiamo essere preoccupati e contemporaneamente riconoscenti, sentire una mancanza e continuare a celebrare, attraversare un momento difficile e sapere che nella nostra vita esiste ancora qualcosa per cui vale la pena ballare. La gioia ebraica non ci chiede di fingere che tutto vada bene, ma di non permettere a ciò che non va bene di occupare tutto lo spazio.

    E c’è un’immagine di Simchat Torah che racconta perfettamente questa idea: il cerchio. Balliamo facendo le hakafot, giriamo intorno alla Torah e, quando arriviamo alla sua ultima parola, non ci fermiamo, immediatamente ricominciamo. La fine diventa un nuovo inizio. Forse anche la felicità funziona così: non è un luogo nel quale arriviamo una volta per tutte, ma qualcosa che scegliamo e ricostruiamo continuamente. Cadiamo e ricominciamo, impariamo e ricominciamo, qualche volta perdiamo la gioia e poi andiamo a cercarla di nuovo.

    Per questo anche la ricetta di Simchat Torah quest’anno è un cerchio: un polpettone ripieno cotto a forma di corona, da mettere al centro della tavola. Non ha un vero inizio e una vera fine, proprio come le nostre hakafot e come la Torah che ogni anno terminiamo soltanto per avere il privilegio di ricominciare. E soprattutto è un piatto da condividere, perché anche la gioia, nella tradizione ebraica, è qualcosa che acquista un sapore diverso quando intorno alla tavola ci sono altre persone.

    Corona di polpettone ripieno

    Ingredienti per 8–10 persone

    • 1,5 kg di carne macinata
    • 2 cipolle
    • 3 uova
    • 100 g di pangrattato
    • 1 mazzetto di prezzemolo
    • 2 spicchi d’aglio
    • 1 cucchiaino di paprika dolce
    • ½ cucchiaino di cumino
    • Sale e pepe
    • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva

    Per il ripieno

    • 500 g di spinaci freschi o surgelati ben strizzati
    • 2 cipolle grandi
    • 2 cucchiai di olio
    • Sale e pepe

    Preparazione:

    Affettate le cipolle del ripieno e fatele cuocere lentamente con l’olio finché saranno morbide e leggermente caramellate. Aggiungete gli spinaci, regolate di sale e pepe e lasciate raffreddare.

    In una ciotola mescolate la carne con le uova, il pangrattato, il prezzemolo e l’aglio tritati, la paprika, il cumino, sale, pepe e olio. Ungete uno stampo grande a ciambella e rivestitelo con circa due terzi del composto di carne, creando uno spazio centrale. Riempite con gli spinaci e le cipolle e chiudete con la carne rimasta, premendo bene.

    Cuocete a 180°C per circa 55–65 minuti. Lasciate riposare una decina di minuti prima di capovolgere il polpettone su un piatto da portata. Servitelo circondato da patate baby arrosto e qualche rametto di rosmarino.

    Una corona al centro della tavola, un altro giro intorno alla Torah e una nuova possibilità di ricominciare con gioia.

    Chag Sameach!

    Illustrazione di Ludovica Anav

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