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    La denuncia del regista László Nemes: “L’Occidente è travolto dall’antisemitismo”

    Il regista ebreo ungherese László Nemes prova a scuotere il mondo del cinema. “Un’ondata sfacciata e incontrollata di antisemitismo sta travolgendo l’Occidente”. Così Nemes ha commentato il fenomeno dell’odio antiebraico in un’intervista concessa al The Guardian.
    Intervenuto al Festival di Cannes per presentare il suo nuovo film ‘Moulin’, Nemes si è affermato come un celebre regista grazie a ‘Son of Saul’. Uscito nel 2015, il film rappresentò il suo debutto alla regia di un lungometraggio: uno studio straordinario di un giorno e mezzo nella vita di un Sonderkommando, uno dei lavoratori schiavi di Auschwitz-Birkenau costretti a svolgere il compito più atroce immaginabile: svuotare le camere a gas dai corpi dei loro compagni ebrei e trasportarli ai forni crematori per l’incenerimento.
    Il film fu subito riconosciuto come uno dei più grandi film mai realizzati. Ha infatti vinto numerosi premi internazionali, compreso l’Oscar come miglior film straniero. Tuttavia, secondo Nemes, oggi un film come ‘Son of Saul’ difficilmente riceverebbe lo stesso riconoscimento.
    “Non credo nemmeno che entrerebbe nella shortlist degli Oscar – ha affermato – Il cinema è diventato profondamente politicizzato: qualsiasi cosa abbia a che fare con l’identità ebraica viene ormai trattata come qualcosa di problematico. Nessuno vorrebbe avvicinarsi a un film del genere”.
    Parlando delle campagne di boicottaggio contro Israele, il regista ha definito il fenomeno “una regressione antiumanista”, aggiungendo che proprio il fatto di non essere percepito come tale ne facilita la diffusione. “L’ebreo è sempre stato dipinto come il nemico interno. E oggi questa immagine sta tornando a livelli che ricordano l’Europa prima dell’ascesa del nazismo”, ha detto. Alla domanda se ritenesse davvero così grave la situazione, Nemes ha risposto: “Penso che ci stiamo arrivando”.

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