
A tre settimane dal doppio sisma del 24 giugno che ha devastato il Venezuela, causando finora almeno 3.342 morti, secondo il bilancio aggiornato dal ministero dell’Informazione di Caracas, la delegazione dell’esercito israeliano ha concluso la sua missione sul territorio, facendo rientro in Israele.
A guidare il contingente, composto da circa trenta persone, è stato il generale di brigata Elad Edri. Su richiesta delle autorità venezuelane, il compito degli ingegneri israeliani non è stato quello del soccorso immediato, bensì la valutazione strutturale degli edifici danneggiati ma ancora in piedi: circa 1.300 costruzioni sono state mappate e classificate come da demolire o potenzialmente recuperabili. Gli ingegneri dell’IDF hanno inoltre fornito indicazioni sulla gestione delle macerie. Caracas ha infatti scelto di avviare un processo di riciclo dei materiali da destinare a future opere di ricostruzione.
Diversamente da altre missioni, non ha preso parte alla spedizione il colonnello Golan Vach, che nel 2023 guidò le operazioni di salvataggio in Turchia e all’inizio del 2026 coordinò il recupero della salma dell’ultimo ostaggio israeliano, Ran Gvili. La natura non prettamente umanitaria d’emergenza della missione ne ha reso superflua la presenza.
Nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche tra i due Paesi, interrotte dal 2009, l’accoglienza riservata dal governo venezuelano al contingente israeliano è stata definita da Edri calorosa: i militari hanno potuto mantenere le uniformi con i simboli di Israele ben visibili e sono stati scortati dalle forze di sicurezza locali. Il generale ha raccontato la visita della delegazione alla comunità ebraica venezuelana, composta da circa cinquemila persone, in occasione di una cena di Shabbat. Diversi fedeli si sono commossi vedendo da vicino le divise dell’esercito israeliano.
Tra i risultati rivendicati dalla delegazione c’è l’elaborazione di un piano pluriennale per la mappatura e la ricostruzione delle aree colpite, approvato dalle autorità venezuelane in pochi giorni anziché nei tempi ordinari di settimane o mesi. Secondo Edri, la gravità della catastrofe ha imposto un approccio rapido e non convenzionale.
Il contingente è partito da Israele il 30 giugno ed è atterrato in Venezuela il primo luglio, dopo scali complessi: non essendo previsti collegamenti diretti su Caracas, l’atterraggio è avvenuto a Valencia, con successivo trasferimento via terra. Altre delegazioni internazionali, ha spiegato Edri, hanno impiegato dai quattro ai cinque giorni per raggiungere le zone colpite.
Parallelamente al lavoro degli ingegneri militari, un’altra delegazione israeliana, composta da personale del Magen David Adom, Ready for Rescue e SmartAID, ha operato per una settimana nei siti dei crolli, conducendo operazioni di ricerca e soccorso, recuperando corpi dalle macerie e aprendo vie di accesso per consentire la prosecuzione delle attività da parte delle squadre locali e internazionali. Questa squadra ha concluso la missione lunedì ed è rientrata in Israele mercoledì.
Proprio mercoledì, mentre la squadra di soccorso rientrava, è arrivato in Venezuela un gruppo preliminare della delegazione umanitaria israeliana, guidato dall’ambasciatore designato in Messico Yoed Magen, che ha incontrato le autorità locali insieme a Edri. Il resto della delegazione umanitaria raggiungerà il gruppo nei prossimi giorni.
FOTO Amb. Yoed Magen and Brigadier General Elad Edri meeting with Venezuela’s Minister of Infrastrure © MFA














