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    ISRAELE

    Startup israeliana: l’IA “traduce” il linguaggio di chi non riesce a farsi capire

    C’è chi parla, ma non sempre riesce a farsi capire. Per milioni di persone con autismo, afasia, sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e altri disturbi del linguaggio, la difficoltà più grande non è trovare le parole, ma fare in modo che gli altri ne comprendano il significato.
    Da questa esigenza concreta nasce BarVox, una startup israeliana che ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale capace di “tradurre” il linguaggio personale di ciascun individuo, trasformandolo in frasi chiare e comprensibili in tempo reale. Lo riporta I24News.
    L’idea nasce da Dror Levy ed è strettamente legata alla storia di suo figlio Bar, 27 anni, autistico con una capacità di linguaggio limitata. Per molto tempo Levy è stato il punto di riferimento di insegnanti, educatori e assistenti, chiamato a interpretare ciò che il figlio cercava di esprimere quando gli altri non riuscivano a comprenderlo. Un’esperienza quotidiana che lo ha portato a immaginare una tecnologia capace di svolgere automaticamente quel ruolo.
    A differenza dei tradizionali software di traduzione BarVox non converte una lingua in un’altra. Il sistema costruisce invece un modello linguistico personalizzato, imparando il significato che determinate parole o espressioni assumono per ogni singolo utente. In altre parole, non apprende una lingua, ma il modo di comunicare di una persona. “Se Google Translate traduce dal francese all’inglese o al cinese, BarVox traduce espressioni verbali non standard in linguaggio naturale – ha affermato Levy – Google impara le lingue. Barvox impara il modo in cui si esprimono le persone”.
    Levy ha mostrato come funziona l’app: quando il figlio Bar, ad esempio, dice “shippui”, termine che in ebraico indica comunemente un barbecue, l’applicazione riconosce che, nel suo vocabolario personale, significa che ha il desiderio di pranzare, comunicando il messaggio corretto agli interlocutori, evitando incomprensioni e consentendo una risposta immediata.
    Secondo la logopedista Orly Ziv questa tecnologia rappresenta un passo avanti rispetto ai tradizionali strumenti di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), che spesso richiedono la selezione manuale di simboli, immagini o parole. Eliminando la necessità di interrompere il dialogo per cercare un simbolo o digitare un messaggio, il sistema potrebbe ridurre la frustrazione che porta molti utenti ad abbandonare gli strumenti di comunicazione tradizionali.
    L’obiettivo della startup è offrire un supporto a tutti coloro che convivono con disturbi della comunicazione. Per Levy, il vero traguardo non è soltanto sviluppare una tecnologia innovativa, ma contribuire ad abbattere le barriere che limitano l’autonomia, l’inclusione sociale e le opportunità a milioni di persone.

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