
La Repubblica Dominicana adotterà formalmente la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), diventando il settimo Paese dell’America Latina a riconoscere il documento come quadro di riferimento per individuare e contrastare le forme contemporanee di odio antiebraico. L’annuncio è stato dato dal presidente Luis Abinader durante il Forum latinoamericano contro l’antisemitismo, organizzato a Santo Domingo dal Combat Antisemitism Movement (CAM).
“L’antisemitismo non è un problema che riguarda soltanto il popolo ebraico. È una minaccia alla convivenza democratica e ai diritti e alle libertà di tutti” ha dichiarato Abinader, sottolineando che la lotta all’odio antiebraico deve essere guidata da principi universali e non dalle contingenze politiche. Il presidente ha quindi annunciato di aver incaricato il ministero degli Esteri di formalizzare la decisione. La definizione IHRA offre uno strumento per riconoscere le diverse manifestazioni dell’antisemitismo, comprese quelle che possono presentarsi attraverso l’applicazione di doppi standard nei confronti di Israele, la negazione del diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione o il ricorso a stereotipi e tropi antisemiti. La sua adozione non ha valore di legge in sé, ma costituisce un riferimento per istituzioni e organizzazioni nell’identificazione e nel contrasto dell’odio antiebraico.
Con la decisione di Santo Domingo, la Repubblica Dominicana si aggiunge ad Argentina, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Panama e Uruguay, che hanno già adottato la definizione. L’Argentina è inoltre l’unico Paese latino-americano membro a pieno titolo dell’IHRA. Anche il Parlamento latino-americano e caraibico, organismo consultivo che riunisce rappresentanti di 23 Paesi, ha adottato la definizione.
La scelta assume un significato particolare alla luce della storia della Repubblica Dominicana. Negli anni Quaranta, durante la persecuzione nazista, il Paese fu infatti l’unico Stato a offrire pubblicamente di accogliere un numero significativo di rifugiati ebrei, arrivando a dichiararsi disponibile ad accettarne fino a 100mila. La maggior parte dei rifugiati non riuscì tuttavia a raggiungere l’isola. A Sosúa, sulla costa settentrionale, alcuni profughi ebrei contribuirono inoltre allo sviluppo dell’agricoltura locale, fondando cooperative e attività produttive.
Oggi nella Repubblica Dominicana vivono, secondo le stime, tra 100 e 3mila ebrei. Nel Paese sono presenti due sinagoghe, entrambe senza un rabbino residente permanente, oltre a un cimitero ebraico, un mikveh, organizzazioni comunitarie e altre istituzioni.
Durante il forum di Santo Domingo, Abinader ha inoltre annunciato lo stanziamento di 50 milioni di pesos dominicani per la costruzione di una nuova sede del Museo ebraico di Sosúa, dedicato alla storia degli ebrei accolti nella Repubblica Dominicana durante la Shoah. L’iniziativa arriva mentre cresce il numero di governi e istituzioni che scelgono di adottare la definizione IHRA. Secondo i dati citati da CAM e JNS, a livello globale sono 46 i governi nazionali che l’hanno adottata, insieme a decine di Stati federati statunitensi e a oltre mille istituzioni. Nel solo 2025, 67 nuove entità hanno adottato la definizione, con un aumento del 97,1% rispetto alle 34 dell’anno precedente.
L’adozione dominicana è stata accolta come un passaggio significativo anche dall’inviato speciale statunitense per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo, il rabbino Yehuda Kaploun, presente al forum. “Non può esserci alcun compromesso con l’antisemitismo”, ha affermato, invitando gli altri Paesi latinoamericani a seguire l’esempio di Santo Domingo. La decisione rafforza così il fronte latino-americano impegnato nel contrasto all’antisemitismo e lega la scelta attuale della Repubblica Dominicana alla particolare memoria storica del Paese, che durante gli anni della Shoah aveva offerto una delle poche vie d’uscita ai rifugiati ebrei in fuga dall’Europa.














