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    ISRAELE

    Technion, un algoritmo per prevedere l’insufficienza cardiaca

    Individuare il rischio di insufficienza cardiaca quando il paziente è ancora apparentemente sano: è quanto suggerisce un nuovo studio condotto in Israele, secondo cui un sistema di intelligenza artificiale è in grado di prevedere lo sviluppo della malattia fino a cinque anni prima della comparsa dei sintomi, utilizzando un esame già di uso comune: l’elettrocardiogramma Holter.

    Il modello, denominato DeepHHF, è stato sviluppato da ricercatori del Technion – Israel Institute of Technology insieme a medici e scienziati di diversi ospedali e centri di ricerca israeliani. I risultati sono stati poi pubblicati sulla rivista scientifica npj Digital Medicine.

    L’algoritmo è stato addestrato analizzando circa 70 mila registrazioni Holter di 24 ore. A differenza delle valutazioni tradizionali, il sistema esamina i dati grezzi dell’elettrocardiogramma e riesce a riconoscere alterazioni minime dell’attività elettrica del cuore che non sono percepibili dall’occhio umano, ma che possono rappresentare un segnale precoce dell’insufficienza cardiaca.

    Si tratta di una patologia che interessa circa 64 milioni di persone nel mondo e che colpisce soprattutto la popolazione anziana. Nei Paesi sviluppati, riguarda circa una persona su otto tra gli over 65 ed è una delle principali cause di ricovero.

    “Basandosi su strumenti diagnostici standard – spiega Joachim Behar, autore senior dello studio – il nostro modello fornisce informazioni clinicamente preziose che consentono di identificare precocemente i pazienti ad alto rischio e di intervenire tempestivamente con misure preventive, con il potenziale di ridurre ricoveri ospedalieri, sofferenza e mortalità”.

    Secondo i ricercatori, uno dei punti di forza della nuova tecnologia è proprio la possibilità di essere integrata rapidamente nella pratica clinica. Infatti, non richiede apparecchiature innovative né esami aggiuntivi: sfrutta un test non invasivo già ampiamente utilizzato per il monitoraggio dei pazienti.

    Sebbene saranno necessari ulteriori studi per confermarne l’efficacia in contesti clinici diversi, la ricerca rappresenta un passo significativo verso una medicina sempre più predittiva. Se validato su larga scala, DeepHHF potrebbe così cambiare il modo in cui si riconosce e previene l’insufficienza cardiaca, spostando l’attenzione dalla cura alla prevenzione.

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