
La violenza sessuale commessa durante il massacro del 7 ottobre 2023 e nei mesi di prigionia degli ostaggi non fu episodica, ma parte di un piano premeditato. Lo ha affermato lunedì scorso la dottoressa Cochav Elkayam-Levy, esperta di diritto internazionale e responsabile della Commissione civile sui crimini di Hamas contro donne e bambini, intervenendo al convegno ‘Women of the State’ organizzato a Tel Aviv da Ynet e Yedioth Ahronoth.
“La violenza sessuale sistematica e brutale che è iniziata il 7 ottobre e che è proseguita durante le deportazioni e nella prigionia non era casuale, ma una vera strategia”, ha dichiarato Elkayam-Levy, vincitrice del Premio Israel e docente alla Reichman University. La giurista ha annunciato la prossima pubblicazione di un rapporto di 280 pagine elaborato dalla Commissione, costruito come archivio legale con valore probatorio e basato su nuove testimonianze di sopravvissuti, oltre a materiale già reso pubblico. I documenti originali sono custoditi in un archivio internazionale riservato diretto da un alto esponente della USC Shoah Foundation. “Non sarà più possibile negare i crimini sessuali”, ha aggiunto. Il rapporto, ha precisato Elkayam-Levy, è destinato principalmente a decisori politici, professionisti legali ed esperti, non al grande pubblico. Esiste un obbligo morale e professionale per i responsabili di governo, in Israele e nel mondo, di leggere ogni dettaglio di ciò che abbiamo scritto”, ha sottolineato.
Al convegno si è discusso anche dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per raccogliere testimonianze di violenza sessuale nelle zone di conflitto. Shiran Mlamdovsky Somech, fondatrice di Generative AI for Good, ha illustrato un progetto che impiega avatar digitali per consentire alle vittime di testimoniare pubblicamente senza rivelare la propria identità. “Le parole sono reali, la testimonianza è reale: solo il volto è generato dall’intelligenza artificiale”, ha spiegato. “Non esiste altro modo per permettere a queste donne di parlare senza mettere in pericolo la loro vita”. La dottoressa Sawsan Kheir, ricercatrice dell’Università di Haifa, ha portato il caso di Suwayda, in Siria, dove solo di recente stanno emergendo le prime testimonianze su stupri e violenze commessi durante il conflitto. “In una società molto conservatrice, parlare di queste cose è quasi impossibile”, ha detto.















