
I numeri e la numerologia, vale a dire il valore simbolico dei numeri, sono due tratti fondamentali della Bibbia ebraica che hanno, nel tempo, favorito sviluppi interpretativi specifici elaborati dalla tradizione ebraica. È cosa risaputa che alcuni numeri nella Bibbia abbiano un valore simbolico specifico: uno, due, tre, sette, otto, dieci, tredici, quaranta, settanta e altri ancora. È altrettanto noto che quando nella Bibbia si usano alcune espressioni numeriche quello che si intende non è il calcolo specifico ma il valore che tale struttura numerica ha assunto nel contesto semitico in cui era nata.
Sui numeri gli ebrei hanno scritto fin dall’antichità: tra questi ricordiamo R. Avraham ibn Ezra che già nel XII secolo scrisse “Il libro dell’Uno” o “Il libro del Numero”, nel quale tratta del numero dall’uno al dieci; il R. Eliyahu, conosciuto come Gaon di Vilna, nel XVIII secolo scrisse il Maasè Torah, un’opera intorno ai numeri dall’uno al tredici, aggiungendovi alcune teorie intorno al numero settanta. Una parte di quest’opera, che descrive il numero dieci, nel 1863 è stata tradotta, mentre il resto dell’opera, che io sappia, è ancora inedito.
Le dieci sefirot (le sfere celesti) sono in corrispondenza delle dieci dita della mano, cinque per parte. Gli antichi ebrei utilizzavano le lettere dell’alfabeto per indicare i numeri e ciò avveniva fin dall’epoca dei Maccabei, come si rileva sulle incisioni delle antiche monete di quel periodo.
Nella serie dei numeri cardinali dall’uno al dieci hanno particolare rilievo e sono considerati sacri i numeri tre, sette e dieci. Sappiamo che presso tutti i popoli dell’antico Medio Oriente semitico, compreso il popolo ebraico, i numeri avevano un valore sacro, particolarmente quelli dall’uno al dieci e in questo articolo cercherò, nelle mie possibilità, di enumerarli dettagliatamente.
Il numero uno rappresenta l’unicità di Dio, il principio assoluto. Nello Shema‘ Israel (“Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”) si esprime il fondamento della fede ebraica. L’uno non è un numero tra gli altri, ma l’origine di ogni molteplicità.
Il numero due evoca la dualità: cielo e terra, uomo e donna, i due Cherubini sull’Arca, le due Tavole della Legge. Nella tradizione talmudica, la testimonianza richiede almeno due testimoni. È il numero della relazione e dell’alleanza.
Il numero tre nella Torah è nominato spesso, ma non viene considerato con quella santità che gli attribuiranno in seguito i maestri della Mishna e del Talmud, che lo utilizzarono spesso per questioni morali e ritualistiche. Scrivo qualche esempio di numero tre utilizzato nei testi sacri: la madre di Mosè, Jochebed, nascose il proprio figlioletto per tre mesi; Eliyahu, il Profeta, si distese per tre volte sul bambino, allo scopo di risuscitarlo; Daniele recitava le preghiere per tre volte al giorno. La Birkat Cohanim, la benedizione sacerdotale, è composta da tre versetti; i Dieci Comandamenti e la Legislazione Mosaica sono stati emanati da Kadosh Baruch Hu tre mesi dopo l’uscita degli ebrei dall’Egitto; i libri della Bibbia sono divisi in tre parti: la Torah (la Legge), i Neviim (i Profeti) e i Ketuvim (gli Scritti sacri). Il tre è il primo numero che suggerisce stabilità e completezza.
I Patriarchi sono tre (Abramo, Isacco, Giacobbe); per le festività di Pesach, Shavuot e Sukkot si dovevano compiere tre pellegrinaggi recandosi a Gerusalemme; la preghiera si recita tre volte al giorno. Tre sono i libri sapienziali per eccellenza: Proverbi, Giobbe, Qohelet. Nei vari e numerosi trattati rabbinici ci sono molte voci che riguardano il numero tre: tre terre sono soggette alle leggi dell’anno sabbatico, tre ordini ricevette il popolo ebraico, tre ottimi doni dette il Signore Benedetto al popolo di Israele; tre anni durarono le dispute tra la scuola di Hillel e quella di Shammai, etc.
Nella Kabbalà il numero tre è molto importante perché perfino gli Zaddikim (i devoti) e i Malakim (gli angeli) hanno indicato questo numero per tributare onore e gloria al Signore, con la triplice santificazione del Suo Nome (Kedusha), composta di tre versetti biblici e con la Benedizione Sacerdotale, composta anch’essa di tre versetti. Inoltre, i Kabbalisti dividono le dieci Sefirot in tre gruppi: primo gruppo comprendente le Sefirot facenti parte del mondo delle Emanazioni: Keter (corona), Chokhma (saggezza), Binà (intelligenza). Secondo gruppo comprendente le Sefirot facenti parte del mondo della Creazione: Chesed (misericordia), Ghevurà (fortezza). Terzo gruppo comprendente le Sefirot facenti parte del mondo della Formazione: Nezach (eternità), Hod (maestà), Yesod (fondamento). Ultima Sefira “Malkut” (il regno), facente parte del completamento dell’opera.
4 – Il numero quattro è spesso ricordato nella Bibbia e nella letteratura rabbinica: per esempio nella teofania di Ezechiele, nella quale il profeta vede quattro esseri viventi dotati ognuno di quattro volti; quattro sono gli angoli del mondo; quattro le lettere che compongono il nome impronunciabile del Signore; quattro sono i rami che si diramavano dal fiume che usciva dal Giardino Terrestre dell’Eden e richiamano le quattro direzioni del mondo; quattro le madri di Israele (Sara, Rebecca, Rachele, Lea); quattro sono i calici di vino che dobbiamo bere durante il Seder di Pesach; quattro sono i figli descritti nell’Haggadà; quattro i sabati che precedono Pesach; quattro sono gli angoli per l’applicazione degli tzitzit sul Tallit, etc.
5 – Il numero cinque è legato ai cinque libri della Torah (il Pentateuco). Cinque sono le dita di una mano, e i cinque “libri” dei Salmi secondo il Midrash. Cinque sono anche le “ripetizioni” del nome di Mosè nella profezia di Dio. Nel Talmud il numero cinque indica, quando è insieme al numero quattro, una piccola quantità.
6 – Il numero sei evoca la creazione del mondo in sei giorni. Sei sono le ali dei serafini nella visione di Isaia. Sei sono le città di rifugio per l’omicida involontario. È il numero dell’uomo, creato il sesto giorno.
7 – Il numero sette è il numero sacro per eccellenza ed è il numero citato più spesso nella Bibbia e nel Talmud e racchiude in sé reconditi significati e allusioni mistiche. Lo Shabbat è il settimo giorno. Sette sono le settimane tra Pesach fino a Shavuot, sette gli anni sabbatici fino al Giubileo. Sette i cieli, sette le specie di frutti che lodano la Terra d’Israele. Il candelabro (Menorah) ha sette bracci.
Nel Talmud troviamo molti ragionamenti su questo numero: sette sono le cose create prima della creazione; sette le leggi che regolano le punizioni; sette le pene inflitte ai peccatori; sette le cose occulte agli sguardi degli uomini; sette i nomi che ha l’inclinazione cattiva; sette Profeti profetizzarono riguardo l’idolatria; sette le qualità negative che distinguono l’uomo incolto, etc. Maimonide nella Guida degli Smarriti scrive che il numero sette era usato non solo come numero sacro, ma anche per enumerare cose di carattere profano.
8 – Il numero otto simboleggia il “sovrannaturale” e il nuovo inizio. La circoncisione avviene l’ottavo giorno; otto sono i giorni della festa di Chanukkah; la festa di Sukkot dura sette giorni più l’ottavo di conclusione (Sheminì Atzeret). Otto le persone salvate nell’Arca di Noè.
9 – Il numero nove ha anch’esso carattere di sacralità perché è un multiplo di tre: nove i mesi della gravidanza; nove sono le benedizioni di Musaf di Rosh Hashanah. Nella Kabbalah, il numero nove è il numero della verità (Emet) perché la somma delle lettere che compongono la parola è 441, ma i kabbalisti vedono nel nove una soglia prima del compimento decimale.
10 – Il numero dieci è indubbiamente il numero più sacro per gli ebrei perché è il risultato di sette più tre. È un numero che appare molto spesso sia nella Bibbia, nel Talmud, nella letteratura rabbinica e inoltre con esagerazione nei testi kabbalistici. Riporto alcuni esempi: dieci generazioni intercorrono tra Adamo e Noè; dieci generazioni tra Noè e Abramo; dieci prove alle quali fu sottoposto Abramo e alle quali resistette; dieci le piaghe d’Egitto; dieci sono i comandamenti; dieci le dita delle mani e dieci le articolazioni per la favella; dieci furono i martiri durante l’occupazione romana in Giudea; dieci volte scese l’Immanenza divina sulla Terra; dieci i dominatori del mondo e il mondo fu creato con “dieci detti” divini secondo i Maestri, etc.
Anche nel campo della ritualistica il numero dieci trova la sua applicazione: il dieci è il numero della completezza comunitaria (il Minyan è composto da dieci uomini per la preghiera pubblica), dieci sono le Sefirot (emanazioni divine) nel Sefer Yetzirah (Libro della Creazione). Non dimentichiamo che nel testo della Legge sono citate dieci solennità: lo Shabbat; il capo mese; il primo e l’ultimo della festa di Pesach; la festa dell’Omer; la festa di Shavuot; la festa di Rosh HaShanah; Kippur; il primo e l’ultimo giorno di Sukkot.
Questi numeri, in conclusione, non erano mai semplici quantità, ma tessere di un mosaico simbolico che univa cielo e terra, tempo e santità. La numerazione ebraica, nata dal conteggio con le dita e fissata nelle lettere dell’alfabeto, come è scritto nel Libro della Creazione, ha così generato una tradizione esegetica ricchissima, ancora in parte da esplorare nei manoscritti inediti come quelli del Gaon di Vilna.
L’otto simboleggia il “sovrannaturale” e il nuovo inizio. La circoncisione avviene l’ottavo giorno. La festa di Sukkot dura sette giorni più l’ottavo di conclusione (Shemini Atzeret). Otto sono le persone salvate nell’arca di Noè. È il numero che supera la natura settenaria.
Il nove è meno frequente ma appare nella tradizione: nove sono le benedizioni della preghiera festiva Musaf di Rosh Ha Shana. In realtà la tradizione principale lo lega ai nove mesi di gravidanza. Nella Kabbalah, il nove è il numero della verità (emet) perché la somma delle lettere che compongono la parola è 441, ma i cabbalisti vedono nel nove una soglia prima del compimento decimale.
Il dieci è il numero della completezza comunitaria (il minyan, dieci uomini per la preghiera pubblica). Dieci sono le Sefirot (emanazioni divine) nel Sefer Yetzirah (Libro della Creazione). Dieci le piaghe d’Egitto, dieci i comandamenti. Il mondo fu creato con dieci “detti” divini secondo i Maestri.














