
A cinquant’anni dal blitz di Entebbe, il governo israeliano rende pubblica una delle più ampie raccolte documentali mai diffuse sull’operazione che, nel luglio 1976, portò alla liberazione degli ostaggi del volo Air France dirottato in Uganda.
L’Archivio di Stato israeliano, che fa capo all’Ufficio del Primo Ministro, ha pubblicato migliaia di pagine di verbali del governo, riunioni del gabinetto di sicurezza, consultazioni riservate e registrazioni telefoniche finora rimaste secretate. L’iniziativa offre uno sguardo inedito sul processo decisionale che precedette una delle operazioni militari più celebri della storia contemporanea. Tra i documenti emerge il momento in cui l’allora primo ministro Yitzhak Rabin interrompe una riunione del governo con una frase destinata a segnare l’inizio della crisi: “Prima di continuare, ho un annuncio”. Pochi istanti dopo informa i ministri della perdita di contatto con l’aereo Air France partito da Israele e diretto a Parigi, aggiungendo che “sembra che l’aereo sia stato dirottato”.
I verbali raccontano le ore di incertezza seguite all’atterraggio del velivolo a Bengasi, in Libia, quando ancora non era chiaro chi fossero i sequestratori, quale fosse la loro destinazione finale e quali richieste intendessero avanzare. Dalle carte emerge inoltre la posizione di Rabin, deciso a ritenere il governo francese responsabile della sorte dei cittadini israeliani a bordo del volo, sottolineando il ruolo di Parigi nella gestione della crisi. La documentazione restituisce il clima di tensione che accompagnò le deliberazioni dell’esecutivo israeliano, impegnato a valutare simultaneamente opzioni diplomatiche e militari. Quando i terroristi separarono gli ostaggi israeliani dagli altri passeggeri, successivamente rilasciati, il governo decise di prendere tempo avviando negoziati, pur continuando a preparare un possibile intervento armato. Il 1° luglio 1976 Israele annunciò così la disponibilità a trattare per ottenere la liberazione degli ostaggi, senza tuttavia rinunciare all’opzione militare.
Tra i materiali pubblicati figurano anche 26 registrazioni telefoniche tra il capo di gabinetto Eli Mizrahi, il primo ministro e altri alti funzionari, oltre alle trascrizioni delle conversazioni tra il colonnello Baruch Bar-Lev e il presidente ugandese Idi Amin. Nei colloqui, Bar-Lev tenta di convincere Amin a sfruttare la propria influenza per salvare gli ostaggi, facendo leva sul suo prestigio internazionale e sulle conseguenze politiche di un eventuale fallimento.
L’archivio comprende inoltre la testimonianza di un sopravvissuto al blitz, Yitzhak David, che racconta come la separazione degli ostaggi israeliani dagli altri passeggeri abbia riaperto il trauma vissuto durante la Shoah . Il materiale è completato dalla corrispondenza diplomatica con la Francia, con altri Paesi coinvolti nella vicenda e con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oltre a centinaia di lettere di congratulazioni inviate a Israele dopo il successo dell’operazione.
Il 4 luglio 1976 le forze speciali israeliane fecero irruzione nel terminal dell’aeroporto di Entebbe, liberando gli ostaggi israeliani e l’equipaggio francese. Nell’operazione morirono quattro persone, tra cui il comandante dell’unità d’élite Yonatan Netanyahu, fratello dell’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu. A mezzo secolo di distanza, la desecretazione degli archivi consente agli storici di ricostruire con maggiore precisione il complesso equilibrio tra diplomazia, intelligence e pianificazione militare che portò alla riuscita dell’operazione, considerata ancora oggi uno dei più significativi interventi antiterrorismo della storia.
Foto credit:
MOSHE MILNER
Ufficio Stampa del Governo Israeliano














