
Per quasi sessant’anni è rimasta nascosta tra le pieghe della storia: una cartolina scritta dal fronte da un soldato e indirizzata ad una delle più importanti compositrici israeliane dell’epoca. Nessuno conosceva l’identità dell’autore, fino a quando, durante una visita alla Biblioteca Nazionale d’Israele, una donna ha riconosciuto quella grafia.
Il 6 giugno 1967, nel pieno della Guerra dei Sei Giorni, il soldato Aharon Bar-Oz scrisse alla cantante Naomi Shemer per ringraziarla di Yerushalayim Shel Zahav, Gerusalemme d’oro. Il brano, interpretato per la prima volta da Shuli Nathan il 15 maggio dello stesso anno, era già diventato molto popolare e accompagnava i soldati durante i giorni del conflitto.
Mentre si dirigeva nel Sinai per esibirsi davanti alle truppe, Shemer ascoltò alla radio la notizia della conquista di Gerusalemme Est. Non avendo con sé un foglio, prese il suo taccuino degli indirizzi e vi aggiunse una quarta strofa, dedicata alla Città Vecchia e al Monte del Tempio.


Nella cartolina, Bar-Oz raccontava quanto questa canzone fosse diventata “parte integrante della loro vita negli avamposti”. Quando scrisse quelle parole, mancava ancora un giorno alla riunificazione di Gerusalemme da parte delle forze israeliane. Poche settimane dopo la sua prima esecuzione, Gerusalemme d’oro sarebbe così diventata uno dei simboli della Guerra dei Sei Giorni.
Il taccuino, insieme a una prima bozza della musica e alla cartolina conservata da Shemer, sarebbe entrato anni dopo nelle collezioni della Biblioteca Nazionale d’Israele. Nel 2023, la cartolina venne poi esposta nella mostra permanente inaugurata con l’apertura del nuovo edificio a Gerusalemme.

L’identità dell’autore rimase sconosciuta per decenni, fino a quando una delle visitatrici riconobbe nella grafia della cartolina quella di suo padre, Aharon Bar-Oz. Il ritrovamento permise così di dare un nome a quel soldato e portò alla luce anche un altro dettaglio: Bar-Oz aveva conservato per tutti quegli anni la risposta che la cantante gli aveva inviato.
La lettera era ancora con lui, incorniciata e appesa alla parete di casa. Nella sua risposta, Shemer gli diceva di essere felice per la vittoria della sua unità e di aver potuto contribuire, anche da lontano, “almeno attraverso la canzone”.
A metà agosto, dopo 59 anni, Bar-Oz è tornato a Gerusalemme per consegnare la lettera alla Biblioteca Nazionale d’Israele. La corrispondenza è così tornata a essere un unico documento, parte di un’unica storia: il messaggio di un giovane soldato dal fronte e la risposta della compositrice che aveva dato voce, attraverso la musica, a quei giorni.

Photo Credit: National Library of Israel













