Skip to main content

Ultimo numero Luglio – Agosto 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    INNOVAZIONE

    Quanti anni ha davvero il tuo cane? Lo svela il microbioma

    Le comunità di batteri che vivono nell’apparato digerente potrebbero diventare una sorta di “orologio biologico” per misurare l’invecchiamento. È quanto emerge da uno studio internazionale guidato dall’Università di Tel Aviv, che ha analizzato il microbioma intestinale di 922 cani domestici. Quanti anni ha davvero un cane? La risposta potrebbe non trovarsi soltanto nella sua data di nascita, ma anche – e soprattutto – nel suo intestino. È questa l’ipotesi alla base di una nuova ricerca coordinata dal professor Elhanan Borenstein della Tel Aviv University, che ha analizzato il microbioma intestinale di 922 cani domestici. I ricercatori hanno osservato come la popolazione di microrganismi presenti nell’intestino cambi nel corso della vita dell’animale e hanno utilizzato questi dati per sviluppare un modello di intelligenza artificiale capace di stimarne l’età.

    Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications apre una prospettiva interessante sul rapporto tra microbioma e invecchiamento. Il microbioma intestinale è l’insieme dei microrganismi che abitano il tratto digestivo. Batteri, funghi e altri microrganismi svolgono un ruolo importante nella digestione, nel metabolismo e nella regolazione del sistema immunitario. Negli ultimi anni la comunità scientifica ha iniziato a considerare il microbioma anche come un possibile indicatore dello stato di salute e dei processi legati all’invecchiamento.

    Nel caso dei cani, il legame sembra particolarmente interessante. Gli animali condividono con i loro proprietari parte dell’ambiente, dell’alimentazione e delle abitudini quotidiane, ma hanno una vita molto più breve. Questo li rende un modello utile per studiare fenomeni biologici che nell’uomo richiederebbero tempi molto più lunghi. L’analisi condotta dai ricercatori ha mostrato che l’età è uno dei principali fattori associati alla composizione del microbioma canino. Con l’avanzare degli anni diminuisce la diversità dei batteri intestinali e cambiano progressivamente le proporzioni delle diverse specie presenti. Alcuni di questi cambiamenti ricordano quelli già osservati negli esseri umani. Partendo dai dati raccolti, il gruppo di ricerca ha addestrato un modello di machine learning per stimare l’età dei cani sulla base della composizione del loro microbioma. Il modello è stato successivamente verificato su un gruppo distinto di animali e ha mostrato la capacità di prevederne l’età anche al di fuori dei dati utilizzati per l’addestramento. Per gli scienziati si tratta di un risultato che rafforza l’ipotesi secondo cui il microbioma potrebbe contenere una sorta di firma biologica dell’invecchiamento.

    Ma la ricerca è ancora nelle sue fasi iniziali. Gli stessi autori sottolineano che non si tratta ancora di uno strumento diagnostico pronto per essere utilizzato nella pratica veterinaria. L’età non è l’unico elemento a modificare l’ecosistema intestinale dei cani. Lo studio ha evidenziato differenze significative anche in relazione all’alimentazione. I cani nutriti con alimenti commerciali presentavano profili del microbioma differenti rispetto a quelli alimentati con diete preparate in casa. Anche alcuni comportamenti sembrano avere un effetto sulla composizione batterica, compresa la coprofagia, ovvero il consumo di feci.

    I ricercatori hanno inoltre individuato associazioni tra il microbioma e diversi parametri rilevati attraverso analisi del sangue e delle urine. Pur trattandosi generalmente di effetti contenuti, in alcuni casi la composizione batterica sembrava spiegare una parte della variabilità dei risultati maggiore rispetto a fattori come razza, sesso o peso. L’interesse dello studio non riguarda soltanto la medicina veterinaria. Comprendere come il microbioma cambi durante la vita potrebbe consentire in futuro di individuare più precocemente alcuni processi associati all’invecchiamento e di sviluppare interventi nutrizionali o terapeutici più personalizzati per gli animali.

    Ma la prospettiva più ambiziosa riguarda l’uomo. I cani domestici vivono infatti in stretta relazione con le persone e sono esposti a molti degli stessi fattori ambientali. Studiare il loro invecchiamento potrebbe quindi offrire nuovi indizi sui meccanismi biologici che accompagnano anche l’invecchiamento umano. Il progetto proseguirà seguendo gli animali nel tempo. I ricercatori potranno così osservare direttamente come il microbioma si trasformi durante la vita di ciascun cane e verificare se determinati cambiamenti siano associati a malattie, longevità o invecchiamento in buona salute. La vera promessa della ricerca, dunque, non è semplicemente poter dire quanti anni ha un cane guardando i suoi batteri. È capire se, dentro quell’ecosistema invisibile che vive nell’intestino, esista una traccia biologica capace di raccontare come un organismo sta invecchiando, non soltanto da quanto tempo è vivo.

    CONDIVIDI SU: