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    Cultura

    Tessuti e tradizione. La Comunità Ebraica di Roma e la moda

    La storia della moda mi accompagna da sempre, tanto da diventare il tema della mia ricerca di dottorato, dedicata a esplorarne le connessioni con l’arte e le altre discipline figurative. È stato anche quel percorso di studio a portarmi, negli ultimi anni, alla scoperta di un capitolo affascinante che esplora il profondo legame tra la Comunità Ebraica di Roma e il mondo del tessile. Un filo che nasce nel Ghetto cinquecentesco e arriva fino agli atelier del Made in Italy, intrecciando stoffe, ricami, sete, abiti e mani che cuciono, e facendo del tessile un linguaggio di appartenenza, rito e memoria condivisa.

    Quando il tessile diventa patrimonio

    Le radici di questa storia, dicevamo, affondano nel Ghetto di Roma, dove il recupero e la lavorazione dei tessuti costituivano una delle principali forme di sostentamento della comunità ebraica. Era un’economia fondata sul riuso e sull’ingegno, nella quale le donne svolgevano un ruolo essenziale nella realizzazione di ricami e arredi liturgici come me’il, parokhet e mappot, molti dei quali sono conservati al Museo Ebraico di Roma. La produzione tessile, dunque, non rappresentava soltanto un sapere artigianale, ma assumeva un profondo valore religioso e identitario, tanto che ancora oggi, nella liturgia del sabato mattina, viene recitata una benedizione dedicata alle donne ricamatrici. Ed è proprio attraverso il tessile che si può leggere una parte significativa della storia dell’ebraismo italiano, raccontata sapientemente nella mostra Tutti i colori dell’Italia ebraica, ospitata nel 2019 alle Gallerie degli Uffizi per la cura di Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi.

    La moda come cultura

    La centralità del tessile e dell’abito nella cultura ebraica trova un ulteriore sviluppo nella riflessione teorica sulla moda, intesa non soltanto come fenomeno legato al costume, ma autentico sistema culturale capace di esprimere dinamiche sociali e identità collettive, come hanno dimostrato autorevoli intellettuali di origine ebraica. Tra questi, spiccano il filosofo tedesco Georg Simmel, autore del saggio La moda (1895), e il critico d’arte triestino Gillo Dorfles, che in opere come Mode e modi (1965) ha interpretato il vestire come un linguaggio estetico e antropologico, capace di riflettere i mutamenti del gusto e della società contemporanea.

    L’interesse per la moda non si è tuttavia espresso soltanto sul piano teorico, ma ha trovato un’importante declinazione anche nell’editoria con la scrittrice veronese Virginia Tedeschi Treves, che fondò nel 1878 Margherita, in omaggio alla regina di Savoia, una delle prime riviste di moda capace di anticipare il ruolo che la stampa specializzata avrebbe assunto nella costruzione dell’immaginario della moda italiana.

    Creatività contemporanea

    Alla riflessione teorica si affianca il contributo concreto di stilisti, imprenditori e creativi di origine ebraica che hanno profondamente influenzato l’evoluzione della moda romana, italiana e internazionale. Da Gigliola Curiel a Irene Brin, da Giuliana Coen (in arte Roberta di Camerino) a Diane von Furstenberg, fino ai protagonisti delle generazioni più recenti, emerge una tradizione che ha saputo coniugare creatività, innovazione e ricerca con una solida consapevolezza delle proprie radici culturali. In questo intreccio tra memoria, identità e sperimentazione, la moda si rivela non soltanto espressione del gusto, ma anche luogo privilegiato di elaborazione culturale e di dialogo tra tradizione e modernità.

    L’insieme di questi percorsi ci consente di leggere il rapporto tra tessile e cultura ebraica come una tradizione di lunga durata, in cui la creatività assume un valore che supera la dimensione funzionale per diventare forma di trasmissione culturale.

    L’evento ai Giardini del Tempio

    Di questo patrimonio parleremo mercoledì 8 luglio alle ore 18 nei Giardini del Tempio Maggiore, in occasione dell’incontro Tessuti & Tradizione. La Comunità Ebraica di Roma e la moda. Sarà un viaggio attraverso cinque secoli di storia, dalle ricamatrici del Ghetto fino ai protagonisti del Made in Italy, per riscoprire come il tessile abbia rappresentato, per la Comunità Ebraica di Roma, non soltanto una forma di lavoro, ma un linguaggio di identità e di memoria. Parteciperanno Claudio Procaccia, Direttore del Dipartimento dei Beni Culturali della Comunità Ebraica di Roma; Miriam Brindisi, Brand Image and Creative Services, Library Curator di Valentino S.p.A.; e Nathan Hassan, figlio di Wicky Hassan z’l, celebre creativo scomparso nel 2011 e alla cui memoria è dedicato l’incontro. Prenotazione obbligatoria a: centrocultura@romaebraica.it

    Giorgia Calò

    Direttrice del Centro di Cultura Ebraica della Comunità Ebraica di Roma

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