Skip to main content

Ultimo numero Maggio – Giugno 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Pinchàs: Un censimento diverso dagli altri

    Per questo censimento “Il Signore disse a Moshè e ad El’azar, figlio di Aharon il kohen, dicendo: «Fate il computo di tutta la comunità dei figli d’Israele, dai vent’anni in su, suddivisi secondo i rispettivi casati paterni, tutti coloro che vanno al servizio pubblico in Israele». Moshè ed El’azar il kohen li proclamarono nelle steppe di Moav presso il Giordano di Gerico dicendo: «(Dovete essere censiti) dai vent’anni in su , secondo quanto il Signore aveva ordinato a Moshè e ai figli d’Israele, usciti dalla terra d’Egitto»” (Bemidbàr, 26: 1-4).

    La traduzione del terzo versetto con le parole “li proclamarono” deriva dal fatto che nella Torà non è scritto “Vaydabèr…lahèm” (parlò a loro) con il dativo, ma “Vaydabèr… otàm”, con l’accusativo. Per questo motivo r. Samson Raphael Hirsch (Hamburg, 1808-1888, Frankfurt) traduce così. Egli sottolineò la differenza di questo censimento nel quale ogni individuo, uno per uno,  veniva chiamato per nome e attribuito a questa o quella casa e a questa o quella famiglia, come scritto (Bemidbàr, 1:2): “Secondo le loro famiglie e le case dei loro padri”.

    Hirsch afferma che lo scopo principale di questo censimento non era quello di determinare il numero complessivo degli uomini di età superiore ai vent’anni (fini a sessant’anni). Si trattava piuttosto di chiamare ciascun individuo per nome e di ricondurlo alla propria famiglia e alla propria tribù, affinché conoscesse il proprio compito nazionale. Chiamato per nome, ogni individuo aveva un senso di “self esteem” ed era in grado di riconoscere l’importanza del suo contributo alla sua casa, alla sua famiglia, alla sua tribù, tutti i gruppi che facevano la loro parte nel portare avanti la missione nazionale.

    Ciò che viene espresso all’inizio della parashà di Bemidbàr con le parole “Secondo le loro famiglie e le case dei loro padri” è riassunto qui con l’espressione “Li proclamarono”: in questo caso veniva proclamato separatamente il nome di ogni individuo. Questa proclamazione di ciascuno, in base alla sua discendenza, attestava la purezza sessuale delle famiglie. È verosimilmente anche per questo motivo che, proprio in occasione di questo censimento, le famglie di ogni tribù vengono menzionate in modo particolare.

    Questo aspetto è sottolineato da Rashì (Troyes, 1040-1105) che nel suo commento (Bemidbàr, 26:5) scrive: “Di Chanòkh, la famiglia dei Chanokhì (ha-chanokhì). Come per questa famiglia, tutti i nomi delle famiglie sono scritte tra le lettere He e Yod. He e Yod fanno parte del Tetragramma, il nome di Dio. Rashì aggiunge: “Le nazioni li insultavano e dicevano: perché questa gente fa risalire la propria genealogia alle rispettive tribù? Pensano che gli egiziani non ebbero a che fare con le loro madri? Se avevano controllo dei loro corpi, perché erano schiavi, a maggior ragione avevano controllo delle loro mogli! Per questo il Santo Benedetto mise il Suo nome su di loro: la lettera He da una parte e la lettera Yod dall’altra, per dire che Egli è testimone che essi sono figli dei loro padri.

    Hirsch aggiunge che non vi è dubbio che questa proclamazione dei seicentomila nomi non fu fatta da Moshè e da El’azar. Essi furono assistiti dai capi tribù come nel primo censimento all’inizio di Bemidbàr. In questo censimento Moshè ed El’azar diedero ordine di annunciare il nome di ogni uomo da vent’anni in su. La cosa venne fatta poi dai capi tribù.

    [ ringrazio l’amico Dr. Sydney Plawes dal cui commento ho tratto le fonti per questa pagina].

    CONDIVIDI SU: