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    Cultura

    “Progetto 710”: le diversità in Israele attraverso le canzoni di giorni terribili

    “Progetto 710. Canzoni da un Israele post-trauma 7/10/23” è il nome dell’iniziativa lanciata da Jonathan Sierra, attivista in ambito sociale, che da Torino ha fatto l’Aliyah nel 1979. Shalom lo ha incontrato.

    Jonathan in cosa consiste “Progetto 710”?
    Scelgo, traduco e commento canzoni uscite in seguito all’attacco-strage del 7/10 e alla guerra iniziata nella stessa data. Periodicamente vengono proposti su una pagina Facebook brani che rappresentano gusti e opinioni politiche diverse: Israele è una realtà complessa, multietnica, caratterizzata da un’ampia libertà di espressione. Non mi propongo di promuovere le posizioni politiche, o i gusti che emergono nei brani proposti. Offro però diversi livelli di approfondimento: il semplice ascolto, un’introduzione base e – per chi vuole approfondire – note articolate, a scopo divulgativo, che brevemente toccano argomenti riguardanti Israele, ebraismo, la lingua ebraica.

    Con che criteri vengono scelti i brani proposti?
    Prima di tutto secondo il settore della popolazione e la tipologia socioculturale che rappresentano; ma anche in base allo stato d’animo che riflettono. Rap adrenalinici accanto a preghiere chassidiche, altisonanti marce patriottiche accanto a poesie introspettive, dolore accanto a humour noir, speranza attraverso la fede accanto a incrinazioni nella fede stessa.
    Israele è una società multiforme e multiculturale. Quando poi parli di stato d’animo, è come salire sulle “montagne russe”. Dalla gioia si passa alla disperazione… poi alla speranza; e così via, da capo… Il 7/10 era Simchat Torà, ma quel giorno si è trasformato da gioia in orrore. I giovani che ballavano pieni di vita al Festival Nova si sono trovati in pochi momenti in un incubo dal quale molti non si sono risvegliati.

    Perché sono rilevanti le date di uscita delle canzoni?
    Alla data di uscita aggiungo l’indicazione dei giorni trascorsi tra la stessa e il 7/10 data del rapimento degli ostaggi e inizio della guerra. Questa indicazione è significativa per due motivi: il ‘posizionamento emozionale’ del brano in un preciso giorno dell’intensa esperienza comune attraversata dalla società israeliana. La distanza temporale dall’evento traumatico gioca infatti un ruolo nel corso dell’elaborazione di un lutto, della ripresa da uno shock, dell’individuazione di risorse per reagire e dell’inizio della reazione stessa. Inoltre, il conto preciso dei giorni è un elemento presente nell’ebraismo in contesti diversi: ad esempio nel conto dell’Omer, o nelle norme legate al lutto. La società israeliana ha immediatamente sottolineato i giorni trascorsi dal rapimento degli ostaggi, come espressione di solidarietà ed empatia nei confronti degli ostaggi e delle loro famiglie.

    Vi sono canzoni che ritieni più significative?
    Difficile rispondere. I brani scelti riflettono – e rifletteranno – aspetti molti diversi d’Israele. La prossima canzone in programma, ad esempio, è un brano in ebraico e in arabo, inciso da una cantante drusa assieme a una coppia di musicisti ebrei, padre e figlio. Dopo invece vi sarà un brano orientale che utilizza un ebraico assolutamente biblico; ma anche molti altri con un attuale linguaggio di strada e inclinazioni politiche molto diverse tra loro.

    Perché proprio Facebook?
    In realtà ho iniziato utilizzando Facebook perché consentiva un primo contatto direttamente con un pubblico selezionato, tuttavia non sono soddisfatto: FB è una piattaforma molto limitata per la proposta di contenuti. Ora sto cercando un supporto economico per trasmettere e promuovere questo tipo d’immagine d’Israele attraverso un sito internet dedicato e bilingue, in italiano e inglese.

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