Skip to main content

Ultimo numero Settembre – Ottobre 2026

Settembre-Ottobre 2026

Scarica il Lunario

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati


    Cultura

    Zahara Levitov il coraggio di volare. Dal Palmach una storia di amore ed eroismo

    La Biblioteca Nazionale d’Israele ha riportato alla luce la storia di Zahara Levitov con un affascinante approfondimento: la sua è una storia di coraggio, amore, libertà e sogni interrotti che appartiene alla memoria collettiva di Israele e restituisce il ritratto di una generazione di giovani donne e uomini disposti a mettere in gioco la propria vita per costruire il futuro del loro Paese.

    Zahara aveva vent’anni quando morì il 3 agosto 1948 in un incidente aereo nei cieli di Gerusalemme. Era stata una combattente del Palmach, aveva partecipato alle operazioni clandestine contro il Mandato britannico ed era diventata una delle prime donne pilota dell’aeronautica militare israeliana.

    Nata a Tel Aviv il 20 ottobre 1927, Zahara era cresciuta in parte a Kiryat Anavim, il kibbutz fondato dai suoi genitori sulle colline di Gerusalemme. Fin da giovanissima aveva manifestato un carattere indipendente, determinato e anticonformista. Durante gli studi al liceo si era avvicinata alla Haganah, nel 1946, appena terminata la scuola, si era arruolata nel Palmach, la forza combattente d’élite della Haganah, assumendone responsabilità di comando e distinguendosi per capacità organizzative e coraggio.

    Durante la “Notte dei Ponti”, tra il 16 e il 17 giugno 1946, quando il Palmach organizzò una serie di azioni simultanee per sabotare undici ponti strategici utilizzati dalle autorità britanniche, Zahara prese parte all’operazione contro il ponte di Achziv, nel nord del Paese. L’azione si trasformò in una tragedia: un’esplosione provocò la morte di quattordici combattenti e Zahara rimase gravemente ferita a un occhio, riuscì a salvarsi, nascondendosi in un kibbutz vicino, dove venne protetta dalla popolazione locale per sfuggire alla cattura britannica.

    La storia di Zahava è anche quella di un amore destinato a diventare uno dei racconti più intensi della memoria israeliana. A Ein Harod aveva conosciuto Shmuel Kaufman, chiamato affettuosamente Shmulik, tra i due nacque un legame profondo, alimentato da una fitta corrispondenza nella quale emergevano la sensibilità, l’intelligenza e la straordinaria maturità dei due giovani. Avevano progetti, desideri e un futuro comune, pensavano di partire per gli Stati Uniti: lui avrebbe studiato economia, lei medicina.

    Il destino intervenne brutalmente: nel 1947 Shmulik a meno di 20 anni, morì per dell’esplosione accidentale di una bomba a mano durante un’esercitazione. Per Zahara fu un dolore devastante; qualche tempo dopo partì per gli Stati Uniti e si iscrisse alla facoltà di medicina, ma la notizia della guerra nel futuro Stato d’Israele cambiò ancora una volta il corso della sua vita: decise di lasciare gli studi e di tornare a combattere. In California era stata una delle sole due donne ammesse a un corso di pilotaggio organizzato per preparare i futuri aviatori d’Israele Israele. Concluso l’addestramento con risultati eccellenti rientrò in patria come pilota qualificata e venne assegnata alla squadriglia di Sde Dov, a Tel Aviv, di cui divenne vicecomandante. Volava per raggiungere gli insediamenti isolati, portare rifornimenti e mantenere i collegamenti con le comunità assediate, il suo aereo era un filo di vita tra luoghi separati dal conflitto.

    Il 3 agosto 1948 Zahara aveva 20 anni, era a Gerusalemme, doveva rientrare a Tel Aviv insieme al pilota Emanuel Rothstein ma un guasto provocò la caduta dell’aereo, entrambi morirono.

    La storia d’amore di Zahara e Shmulik ha ispirato libri, racconti e opere teatrali. La scrittrice israeliana Devorah Omer ne ha fatto il soggetto del celebre romanzo Le’ehov ad mavet (Amare fino alla morte), contribuendo a far conoscere la vicenda a intere generazioni.

    Zahava non accettava confini, aveva scelto di partecipare attivamente alla costruzione della sua Terra, aveva conosciuto l’amore e il dolore senza rinunciare ai propri ideali, una sabra coraggiosa che rimane un esempio cristallino per tutta Israele.

    Foto credit: National Library of Israel

    CONDIVIDI SU: