
Roma, 1946. La guerra è appena finita e le ferite sono ancora aperte. In Via del Portico d’Ottavia 11, nel cuore del quartiere ebraico, Angelo Terracina, per tutti Angelino (Roma, 15 maggio 1909 – Roma, 15 agosto 1982), alza la saracinesca della sua bottega. È la prima macelleria kasher del secondo dopoguerra.
Figlio di Giacomo Terracina e Letizia Sabatello, Angelino porta dietro quel bancone la forza e la tenacia della sua famiglia. Per la Comunità ebraica romana quel bancone vuol dire molto di più di un negozio riaperto. È il segno che la vita quotidiana è ricominciata.
Per le famiglie del quartiere significava poter finalmente rimettere in tavola la carne controllata secondo il rito. Significava tornare a cucinare i piatti della tradizione giudaico-romanesca, quelli che le persecuzioni avevano cercato di cancellare. Entrare da Angelino voleva dire riprendersi una libertà perduta.
La sua bottega non vendeva solo carne. Ha posto le basi di quel polo gastronomico e culturale che oggi attira visitatori da tutto il mondo. Le immagini dell’Archivio Storico della Comunità ebraica di Roma, G. Spizzichino, ne documentano l’importanza.
Un piccolo negozio può diventare il simbolo di una città che torna a vivere. Quello di Angelino lo è diventato.
Lilli Spizzichino è una collaboratrice ASCER, Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”.













