
Il sindaco di New York Zohran Mamdani è costretto a fare un passo indietro su una delle promesse più controverse della sua campagna elettorale: l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu qualora si fosse recato nella città. In un video diffuso mercoledì dall’ufficio del sindaco, Mamdani ha riconosciuto che la città di New York non dispone dell’autorità legale indipendente per dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI). “Ho esaminato ogni possibilità a disposizione”, ha dichiarato, arrivando alla conclusione che “è chiaro che non abbiamo l’autorità legale indipendente per applicare questo mandato”.
La presa d’atto rappresenta una significativa retromarcia rispetto alle precedenti dichiarazioni del sindaco, che aveva più volte sostenuto l’intenzione di far arrestare Netanyahu nel caso in cui il premier israeliano fosse arrivato a New York.
Nel suo messaggio, Mamdani ha inoltre rilanciato le accuse contro il primo ministro israeliano, definendolo un “criminale di guerra”. Il sindaco ha accusato Netanyahu anche di aver ostacolato gli aiuti umanitari a Gaza e di aver violato il cessate-il-fuoco con Hamas, senza tuttavia menzionare le violazioni della tregua da parte dell’organizzazione terroristica palestinese né il massacro del 7 ottobre. Le dichiarazioni hanno provocato la dura reazione di Danny Danon, ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite. “Zohran Mamdani, basta. Basta con le calunnie e con gli attacchi alle organizzazioni ebraiche”, ha scritto Danon, accusando il sindaco di New York di rivolgere la propria attenzione contro Israele e contro gli ebrei invece di concentrarsi sui problemi della città che è stato eletto a governare. “Fai il tuo lavoro”, ha aggiunto l’ambasciatore israeliano.
A intervenire è stato anche Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’IDF e leader del partito Yashar, che ha accusato Mamdani di “distorsione irresponsabile della verità” e ha definito le sue dichiarazioni “puro antisemitismo”. In un messaggio pubblicato su X, Eisenkot ha ricordato che il 7 ottobre 2023 Hamas ha lanciato un attacco contro civili israeliani, definendolo il più grave atto di terrorismo e violenza antisemita contro il popolo ebraico dalla Shoah. “Nessuno può riscrivere la storia e trasformare l’aggressore in vittima”, ha scritto, accusando il sindaco di New York di contribuire a una narrazione che oscura le atrocità commesse da Hamas. Eisenkot ha inoltre respinto qualsiasi tentativo di equiparare le organizzazioni terroristiche alle Forze di difesa israeliane, sostenendo che l’IDF opera secondo principi e valori chiari e nel rispetto del diritto internazionale.
Il caso mette in evidenza il divario tra la retorica politica del sindaco e i limiti concreti del suo potere istituzionale. Mamdani ha costruito parte della sua posizione su una linea fortemente critica nei confronti di Israele e del governo Netanyahu, arrivando a promettere l’arresto del premier israeliano. Una volta insediato, tuttavia, si è trovato a dover riconoscere che una simile decisione non rientra nelle competenze del sindaco di New York. La questione, intanto, continua ad alimentare il confronto sul ruolo della città nei rapporti internazionali e sulla posizione di Mamdani nei confronti di Israele e della comunità ebraica newyorkese.














