
Il judoka israeliano Peter Paltchik metterà all’asta il judogi indossato durante i Giochi Olimpici di Parigi 2024 per finanziare programmi di recupero dal disturbo da stress post-traumatico e di resilienza destinati ai volontari di ZAKA e alle loro famiglie. Non si tratta di un cimelio sportivo qualunque. Quel judogi risale al 1° agosto 2024, il giorno in cui Paltchik conquistò la prima medaglia per Israele ai Giochi di Parigi, vincendo il bronzo nella categoria fino a 100 chilogrammi. Accanto a lui, a bordo tatami, c’era il suo allenatore Oren Smadga.
Quando iniziarono le Olimpiadi, Israele era in guerra. Gli atleti israeliani gareggiavano sotto misure di sicurezza rafforzate, portando con sé il peso degli eventi del 7 ottobre e dei mesi successivi. Per Smadga, quel viaggio a Parigi aveva un significato ancora più doloroso: poche settimane prima, suo figlio Omer, sergente maggiore della riserva di 25 anni, era caduto in servizio. Smadga aveva comunque scelto di partire. Voleva allenare Paltchik e affrontare insieme a lui un momento che, nello sport come nella vita, andava oltre la competizione.
Il 1° agosto, Paltchik salì sul tatami per la finale per il bronzo. Vinse. Subito dopo corse dal suo allenatore: i due si abbracciarono e piansero. Paltchik avrebbe poi definito quel gesto “un abbraccio al di sopra della natura”. Per Smadga, già medaglia di bronzo nel judo alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e primo uomo israeliano a conquistare una medaglia olimpica, quel momento rappresentò l’incontro tra memoria, lutto e resistenza. Per Paltchik, fu una vittoria condivisa, costruita anche nella fragilità di settimane segnate dalla guerra.
I proventi dell’asta saranno destinati all’Unità Resilienza di ZAKA, l’organizzazione i cui volontari intervengono ogni anno in migliaia di emergenze: attentati, incidenti, scene del crimine, ricerche di persone scomparse, calamità naturali e decessi in solitudine.
Il peso psicologico di questi interventi, spesso, non si manifesta in modo immediato. Si accumula nel tempo, nelle immagini viste, nelle vite incontrate, nel silenzio di chi continua a prestare servizio apparendo forte all’esterno ma portando dentro un carico troppo grande da affrontare da solo. Attraverso i fondi raccolti, ZAKA intende offrire percorsi terapeutici personalizzati, workshop esperienziali, sostegno alle famiglie, strumenti per la gestione delle crisi e accompagnamento spirituale. Un aiuto rivolto non soltanto ai volontari, ma anche a chi vive accanto a loro le conseguenze invisibili del loro lavoro.
L’asta del judogi di Paltchik trasforma così una medaglia olimpica in un gesto di solidarietà concreta: un simbolo della prima medaglia israeliana ai Giochi del 2024 che diventa sostegno per chi, lontano dai riflettori, affronta ogni giorno alcune delle circostanze più traumatiche possibili.
Foto Credit: “Peter Paltchik (ISR)” di Vmelamed79 / Leonprimer, disponibile su Wikimedia Commons, utilizzato sotto licenza CC BY-SA 4.0.














