
Nuovi documenti interni di Hamas, resi pubblici dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center, gettano luce sulla strategia che avrebbe preceduto l’attacco del 7 ottobre 2023. Secondo i materiali diffusi, l’organizzazione terroristica palestinese avrebbe elaborato già dal 2022 un piano sistematico di inganno volto a convincere Israele che il movimento fosse interessato soprattutto alla stabilità economica della Striscia di Gaza e non a una nuova escalation militare. I documenti descrivono una strategia articolata su più livelli: diplomazia, comunicazione pubblica, attività militare e negoziati. L’obiettivo sarebbe stato quello di creare nell’intelligence israeliana la percezione di un Hamas prudente e pragmatico, concentrato sul miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e disposto a discutere questioni umanitarie.
Tra le indicazioni contenute nei testi figurano la normalizzazione delle attività lungo il confine, l’organizzazione di esercitazioni ripetitive per rendere meno riconoscibili eventuali preparativi operativi e l’utilizzo di pressioni graduali su Israele attraverso manifestazioni e richieste umanitarie. Secondo gli analisti che hanno esaminato il materiale, tali iniziative avrebbero contribuito a rafforzare la convinzione che Hamas non fosse intenzionato ad aprire un conflitto su larga scala. Particolarmente significativo è un documento datato settembre 2023, appena due settimane prima dell’attacco, nel quale si sottolinea l’importanza di mantenere aperti i canali negoziali e di esercitare una pressione calibrata, evitando però un’escalation che potesse attirare eccessivamente l’attenzione israeliana. I testi fanno inoltre riferimento all’utilizzo di temi come i luoghi santi di Gerusalemme, la situazione dei detenuti palestinesi e le difficoltà economiche di Gaza per mobilitare il consenso interno e internazionale.
I documenti potrebbero dunque rappresentare una delle prove più dettagliate finora emerse sulla pianificazione politica e psicologica che avrebbe accompagnato la preparazione dell’attacco del 7 ottobre. Suggeriscono che l’operazione non è stata soltanto il risultato di una preparazione militare, ma anche di una lunga campagna di disinformazione strategica destinata a influenzare la valutazione della minaccia da parte di Israele. La pubblicazione dei dossier riapre il dibattito sulle responsabilità dell’intelligence israeliana e sulla capacità delle organizzazioni armate contemporanee di utilizzare strumenti politici, mediatici e diplomatici come parte integrante della pianificazione militare. A quasi tre anni dagli eventi del 7 ottobre, la ricostruzione di quanto accaduto continua quindi ad arricchirsi di nuovi elementi destinati a incidere sul giudizio storico e strategico di una delle giornate più drammatiche della storia recente dello Stato ebraico.














