
Suor Maria Angela Goglia è stata riconosciuta “Giusta fra le Nazioni”, la più alta onorificenza civile conferita dallo Stato di Israele a quanti, non ebrei, salvarono vite durante la Shoah mettendo a rischio la propria esistenza. La cerimonia, svolta presso l’Istituto Mater Dolorosa in via Torlonia, a Roma, è stata promossa dall’Ambasciata di Israele in Italia, in collaborazione con l’Istituto Suore Compassioniste Serve di Maria.
Il riconoscimento rende omaggio al coraggio della religiosa che, dopo l’occupazione nazista dell’Italia nel 1943, accolse e nascose nel convento diverse famiglie ebraiche in fuga dalle persecuzioni. Tra queste la famiglia Strauber, originaria di Vienna e fuggita dal Campo di Ferramonti, la famiglia Handell, fuggita da Zagabria, la famiglia Ottolenghi e Lea Recanati Bassan con la figlia. Pur intuendo la loro vera identità dietro documenti falsi, la madre superiora del convento, Suor Maria Angela Goglia decise di proteggerli, offrendo loro rifugio, sostentamento e assistenza per mesi, senza chiedere nulla in cambio e consapevole dei gravissimi rischi cui andava incontro.
Grazie alla sua scelta, tutte le persone accolte nel convento riuscirono a sfuggire alla deportazione e a salvarsi. Da oggi il suo nome entra ufficialmente nell’albo solenne dei Giusti fra le Nazioni dello Yad Vashem di Gerusalemme, che conta oltre 700 cittadini italiani insigniti di questo titolo.
L’onorificenza è stata consegnata ai familiari della religiosa: Elisa Bressan, Giacomo Campagnolo, Milena Bortoletto e Mariano Pompeo Goglia, alla presenza dei discendenti delle famiglie salvate.

Nel corso della cerimonia sono intervenuti l’Ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled, la Vicaria generale dell’Istituto Suore Compassioniste Serve di Maria Suor Filomena Vitiello, la Madre generale della medesima congregazione Raffaela Torisco, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi, la Vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma Carola Funaro, il sindaco di Pago Veiano Raffaele Scarinzi e Padre Davide Panella, autore del volume “Elmetto e Soggolo”.
“Per noi la Shoah non è soltanto storia. Non è qualcosa di lontano. E’ qualcosa che vive ancora dentro tante famiglie, compresa la mia – ha ricordato l’Ambasciatore Peled, figlio di sopravvissuti alla Shoah, sottolineando come l’esempio dei Giusti rappresenti ancora oggi un monito contro l’indifferenza e l’ingiustizia.
“Nel momento in cui tanti giravano lo sguardo altrove – ha affermato la Presidente UCEI Ottolenghi – lei scelse di assumersi una responsabilità che avrebbe potuto costarle la vita. Il suo coraggio fu l’espressione più alta dell’umanità. Questo riconoscimento ha anche un significato più intimo. Senza il coraggio di Suor Maria Angela la mia famiglia non avrebbe potuto continuare la propria storia. La mia stessa esistenza è anche il frutto della sua scelta”.

La Vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, Carola Funaro, ha sottolineato come il riconoscimento di Giusta fra le Nazioni conferito a Suor Maria Angela Goglia vada ben oltre la memoria della Shoah, rappresentando ancora oggi un potente insegnamento civile e morale. “Dietro ogni vita salvata vi è una famiglia che ha potuto continuare a esistere, una storia che non è stata interrotta, un futuro che ha potuto compiersi. Ricordare oggi Suor Maria Angela Goglia significa riaffermare il dovere di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte all’odio, alla persecuzione e all’ingiustizia”.
La Vicaria generale dell’Istituto delle Suore Compassioniste, suor Filomena Vitiello, ha sottolineato che il valore dell’eredità di Suor Maria non deve limitarsi “a essere solo un ricordo celebrativo, ma una stella polare per il nostro cammino personale: un invito vibrante a guardare le ferite del nostro tempo con gli occhi della compassione e a comprendere che ogni atto di amore gratuito è un seme di giustizia”.














