
Un manifesto dai contenuti antisemiti è stato affisso nella mattinata di martedì 29 luglio sulla bacheca di Radio1, nella sede Rai di Roma. L’episodio, attribuito ai gruppi “Global Sumud” e “Libere di lottare”, prende di mira il corrispondente Rai da Gerusalemme, Giovan Battista Brunori, già destinatario nei giorni scorsi di intimidazioni e minacce legate al suo lavoro.
L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha definito l’accaduto “un episodio gravissimo”, sottolineando come il manifesto riproponga “stereotipi e iconografie della peggiore pubblicistica antisemita del passato”. Secondo Rossi, il gesto rappresenta “un fatto di eccezionale gravità” che richiama “metodi di intimidazione e di isolamento nei confronti dei giornalisti” incompatibili con i principi democratici e con la libertà di informazione.
Il direttore di Radio1, Nicola Rao, ha immediatamente richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine. La Digos ha effettuato un sopralluogo acquisendo il manifesto e gli altri elementi utili alle indagini, mentre la Rai ha avviato un’inchiesta interna per accertare eventuali responsabilità. L’azienda ha inoltre assicurato che ogni comportamento volto a favorire o tollerare simili azioni sarà perseguito con il massimo rigore.
Nel suo intervento, Rossi ha espresso piena vicinanza a Brunori, ribadendo l’impegno della Rai a difendere “la libertà di informazione, il pluralismo e la sicurezza dei propri giornalisti”, respingendo “ogni forma di odio, antisemitismo, intimidazione e violenza”. Sulla vicenda è intervenuta anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), che ha espresso “la massima fermezza” nella condanna del manifesto antisemita apparso nella sede Rai. Nel comunicato, l’UCEI ricorda come Brunori e la sua famiglia siano già stati vittime nei giorni scorsi di minacce e denuncia “il clima di odio e pregiudizio” alimentato da gruppi che si firmano “Global Sumud” e “Libere di lottare”.
“L’ideologia malata si riversa contro l’informazione in nome di un test ideologico aprioristico”, afferma l’UCEI, denunciando un contesto caratterizzato da “intolleranza e intimidazione”, frutto di un “pensiero unico” che pretende di interpretare arbitrariamente la realtà. L’Unione ha infine espresso la propria solidarietà a Giovan Battista Brunori, alla sua famiglia e ai vertici della Rai, intervenuti tempestivamente dopo l’accaduto.
L’affissione del manifesto arriva dopo giorni di contestazioni da parte di gruppi filopalestinesi nei confronti di Giovan Battista Brunori, accusato di offrire una copertura del conflitto in Medio Oriente ritenuta troppo favorevole a Israele.














