
VENEZIA 83: Mai privarsi dell’impegno politico d’ordinanza. E quest’anno è toccato a chi conduce le serate al Lido interpretare la parte giusta per compiacere il salotto buono dello spettacolo.
Il cinema e gli artisti contro la guerra e la violenza sui civili: in Sudan? In Ucraina? Nello Yemen o in Somalia? In qualcun altro dei 100 conflitti armati attivi? Ma dai, ma chi se ne frega.
L’ineffabile Venice4palestine, che dallo scorso anno impazza tra le strade e i cervelli del Lido, in testa, e nel suo appello, ha solo una cosa.
Così Greta Scarano, tra le onde, ha sventolato ai fotografi un evocativo ventaglio a forma di anguria. Brutto eh, ma ormai feticcio e simbolo della causa pro-Pal.
Lo slogan: Non spegnete la luce sul conflitto. Peccato che poi, nonostante lo sguardo impegnato e dolente, abbiamo trovato difficile credere, come da lei dichiarato, che questo è un tema a cui pensa praticamente tutti i giorni… e che il mondo (leggi Medioriente) in fiamme le rende difficile vivere la dicotomia tra gli squilibri geopolitici e le partecipazioni sia pur professionali al clima festoso dei festival del cinema…
In questa surreale pièce dell’attivismo dei giusti, Nicolas Maupas è risultato persino ammirevole nella sua sincera ammissione.
Incalzato sulla mancata firma all’appello del progressismo aziendale firmato Venice4Palestine, l’attore ha limpidamente ammesso di aver preso tempo perché intenzionato a studiare e “capire meglio gli aspetti socio-economici” della questione. Onesta dichiarazione di impreparazione che brilla di luce propria rispetto alla rivendicazione della Scarano: non conoscere bene una cosa – ha detto – non significa, soprattutto per una artista, non poter prendere posizione. Una perla filosofica che sdogana la cultura dell’opinione a scatola chiusa e che suona come una tiratina d’orecchi a Francesco De Gregori e al suo considerare necessario studiare la storia prima di firmare manifesti ideologici.
Del resto, la Scarano sì che sa guardare agli accadimenti geopolitici. Il mondo va così, dice, perché è molto vario. Perché siamo tutti diversi, sostiene. E al contempo l’impegnata Greta rivendica la sua posizione coraggiosa e controcorrente, forse ignara del fatto che questa sua posizione “coraggiosa” è il cavallo di battaglia della retorica mondana dei cinematografari modaioli. Soprattutto quelli italiani, visto che le superstar internazionali, autori attori registi e produttori, hanno scelto il silenzio.
Meno male, comunque, che c’è Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema, a ristabilire un confine tra cinema e tutto il resto. A chi pretendeva di esporre la bandiera palestinese al Lido ha risposto che a Venezia parleranno solo i film. Quindi ha blindato ai soli temi cinematografici i protocolli per conferenze stampa e presenze istituzionali sul palcoscenico. Fuori la politica dal Festival. Ci riuscirà? Almeno ci ha provato.













