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    ITALIA

    I guastafeste della Liberazione

    «C’è poco da stupirsi». Così il sindaco di Milano ha commentato quanto accaduto in piazza il 25 aprile: una giornata in cui la memoria della Liberazione dal nazifascismo è stata deturpata e insultata. Parole che suonano come una resa, soprattutto perché non accompagnate da una condanna netta dell’esclusione del vessillo e del corteo della Brigata ebraica.
    Il 25 aprile è diventato sempre più spesso lo scenario di rese dei conti e ritorsioni, lontano dallo spirito che dovrebbe rappresentare. Come se quella contestazione fosse inevitabile. Come se fosse ormai normale che le piazze rinneghino un pezzo di storia del Paese. D’altra parte senza quei “guastafeste” della Brigata ebraica, la piazza non si sarebbe divisa. Se fossero rimasti a casa, lasciando spazio a bandiere scelte a piacere — anche a quelle che negano o distorcono la storia della Liberazione — non si sarebbero sentite frasi come «siete saponette mancate» rivolte a Emanuele Fiano.
    Una conclusione implicita, quanto pericolosa: se la sono cercata. Perché in Italia, ormai, l’antisemitismo sembra essere tollerabile e perdonabile.
    E quando nei cortei pro-Palestina compaiono anche i simboli di organizzazioni come Hezbollah, il segnale è ancora più grave. Non si tratta di solo odio, è un attacco ai valori democratici stessi. Un campanello d’allarme che, tuttavia, viene trattato come un dettaglio, perché pare che la bandiera con la stella di David sia più scomoda di quella dei terroristi.
    Il 25 aprile è ormai un luogo in cui si trascinano veleni antisemiti, si sradicano storie, si falsifica l’identità dei cittadini italiani. Un tradimento non solo della memoria, ma dell’Italia intera e della sua Costituzione, che prima ancora di essere difesa formalmente, andrebbe rispettata nei suoi principi fondamentali.
    «Me lo aspettavo», ha aggiunto Sala, attribuendo tutto «al clima che si è creato in quest’ultima fase». Ma se quel clima era prevedibile, perché non è stato fatto nulla per evitarlo?
    È difficile comprendere come il sindaco di una grande città, consapevole del rischio, non abbia agito per garantire che anche il corteo di chi ricorda i soldati ebrei — partiti volontariamente dalla Palestina del mandato britannico per contribuire alla liberazione dell’Europa — potesse sfilare senza subire intimidazioni, insulti e grida.
    Non si tratta di un incidente. È un segnale molto grave senza precedenti. È tempo di decidere chi sono i veri guastafeste: chi difende la memoria o chi la piega fino a renderla irriconoscibile.

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